Lupi in palla, entusiasmo alle stelle: come è lontana Crotone

Il tonfo allo Scida certificò la crisi dell'Avellino, il pari a Bologna, la sua rinascita

Avellino.  

Crotone, 28 aprile - Avellino, 13 maggio. Sembra siano passate molto più di due settimane sulla pelle di questo Avellino. Appena quindici giorni fa i biancoverdi lasciavano la loro sagoma sul terreno di gioco dell'Ezio Scida, sbranato senza troppi problemi da un Crotone affamato di salvezza, al termine di una prestazione senza nè capo nè coda, altamente negativa, costellata di errori che facevano emergere un senso di appannamento totale, sia nel gioco, sia nel fisico. Tutto questo mentre all'orizzonte si intravedevano i titoli di coda listati a lutto, da far calare su una stagione che si avviava ad essere conclusa tra i fischi.

L'obiettivo programmato alla vigilia e ripetuto a chiare lettere nel corso del campionato, da squadra, tecnico e soprattutto società, rischiava di sfumare in extremis. Perché l'Avellino visto a Crotone era troppo brutto per essere vero. Il più brutto del girone di ritorno e forse dell'intera stagione. La classifica dava speranza ai lupi, mentre nell'ambiente il pessimismo iniziava a serpeggiare di pari passo alla paura di non farcela. Al timore di veder scivolar via, per il secondo anno consecutivo, la possibilità di poter disputare i play off proprio sul più bello. 

Da Varese a Crotone. Un viaggio di sola andata, con sosta al Partenio-Lombardi contro la Virtus Entella. Un viaggio verso la fine di un sogno, interrotto, fortunatamente, sul più bello. Dopo la sconfitta dello Scida, l'Avellino ha attraversato quattro giorni di corsa, superando critiche e polemiche, contestazioni (pesantissima quella di Varese, con la squadra invitata a non avvicinarsi al settore ospiti), musi lunghi ed esternazioni rivedibili. Quelle di Massimo Rastelli alla vigilia del match contro il Pescara, poi addolcite il martedì successivo, avevano l'amaro sapore della rassegnazione, ma sono servite incredibilmente a dare la scossa decisiva a tutto il "sistema" Avellino.

Quel suo "non andare ai play off non sarebbe un fallimento" ha spazzato via una buona percentuale di pressioni che si erano ammassate tutte nella testa e nelle gambe dei suoi ragazzi. Proprio dopo Crotone sono stati gettati i presupposti della rinascita. Società, squadra e tifoseria hanno fatto fronte comune, instaurando un patto immaginario. L'unione fa la forza, si sa e l'Avellino sulle sue motivazioni ha costruito la voglia di non mollare. La maturità del tifo biancoverde ha fatto il resto.

Quando l'Avellino si è ritrovato sotto contro il Pescara dopo appena dodici minuti di gioco, dagli spalti, i cori e gli incoraggiamenti si sono moltiplicati ed intensificati e hanno aiutato l'Avellino nel processo di trasformazione. Nella ripresa, quel giorno, si è rivisto di nuovo lo spirito combattivo smarrito dopo la vittoria col Bari. La grinta, la tenacia, la fame di vittoria. Tutti elementi ripresentati, poi, anche contro il Bologna. Solo questo Avellino sarebbe stato in grado di lasciare indenne il Dall'Ara. La sua brutta controfigura, assolutamente no.

Certo gli episodi cambiano, in bene o in peggio, il corso degli eventi. Magari se Castaldo avesse sbagliato il calcio di rigore contro il Pescara e se Acquafresca avesse angolato di qualche centimetro in più la sua conclusione, sabato scorso, magari adesso saremmo qui a parlare di un Avellino virtualmente fuori dai play off, con quattro punti da recuperare sull'ottavo posto. Ma fortunatamente siamo qui a parlare di una squadra che ha saputo scendere fino all'inferno e risalire immediatamente dopo aver constatato che laggiù tanto bene non ci si sta.

Nel pomeriggio, per un test amichevole disputato contro la Primavera, erano circa seicento i tifosi assiepati in Tribuna Montevergine. Canti e incitamenti a squarciagola, fumogeni e bandiere a colorare di biancoverde il settore del Partenio-Lombardi. Contro il Trapani saranno almeno in settemila, pronti a spingere il lupo verso l'aritmetica qualificazione ai play off. "Questo sogno va realizzato", cantavano quest'oggi i supporters irpini. Insieme, si può. L'unione fa la forza, ora come non mai.

Carmine Roca