Acampora: "Grazie di tutto Avellino, dispiace sia finita così"

L'ex centrocampista dei lupi, ora alla Sanremese: "Amareggiato per le modalità del mio addio"

Avellino.  

Ci sono calciatori di cui una piazza fiuta il valore a pelle: umano ancor prima che tecnico. Gennaro Acampora è uno di questi. Il centrocampista partenopeo, tra i primi tasselli del mosaico biancoverde composto dalla Calcio Avellino SSD per tentare di riportare i lupi nel professionismo, è entrato nel cuore dei tifosi già dal ritiro di Sturno. Il segreto? Poche parole e tante lavoro. Mai un allenamento saltato, se non per strettissima necessità. La sua esperienza in Irpinia è durata l'arco di pochi mesi: lo scorso 14 dicembre è stato svincolato concludendo la sua esperienza all'ombra del Partenio con quindici presenze, spesso da subentrante. Non è, però, la quantità, ma la qualità di ciò che si fa che fa a fare la differenza. E il popolo irpino è ineguagliabile nel trasmettere il proprio affetto a chi suda la maglia. Come ha fatto, fino alla fine, Gennaro Acampora. Il suo addio non ha, dunque, lasciato indifferente una grande parte della tifoseria e, a pochi giorni dall'annuncio ufficiale del suo ingaggio da parte della Sanremese (seconda forza del girone A di Serie D), il biondo ex dei lupi ha deciso di raccontare il suo percorso all'ombra del Partenio andando a ritroso. Nastro riavvolto dall'inizio della sua nuova avventura professionale: “Sono contento dell'opportunità che mi ha dato la Sanremese. Conoscevo l'ambiente avendo già giocato due anni in zona. La società è seria. Siamo secondi in classifica nel girone A. Sono soddisfatto.”

La sua fuoruscita dalla rosa, a fronte di un mercato pressoché bloccato, per cause di forza maggiore, ha spiazzato in tanti: “Le difficoltà della Sidigas? Ne ho preso coscienza leggendo i giornali. Posso solo dire che finché sono stato lì, la società non ci ha fatto mancare niente. Ad Avellino sono stato benissimo, è stato un grande orgoglio indossare una maglia così gloriosa. Ho sempre cercando di dare il mio contributo, anche accettando delle scelte tecniche: per me era importante l'obiettivo di squadra, ovvero riportare l'Avellino nei professionisti. Poi, con il cambio della guida tecnica, le vedute sono state altre. In questa categoria, purtroppo, funziona così: dall'oggi al domani devi fare delle scelte.”

Scelte dolorose, soprattutto se repentine: “Con il direttore sportivo Musa abbiamo avuto sempre un buon rapporto. Di sicuro mi è dispiaciuta la modalità con cui mi ha comunicato che non facevo più parte del progetto: ci sono stati altri calciatori che hanno lasciato Avellino, ma sono stati avvisati con debito anticipo mettendoli in modo di trovare una nuova sistemazione. Musa mi ha comunicato, a margine di un colloquio, che forse sarebbe stato opportuno che cambiassi aria. Ho saputo di dover andare via all'improvviso, alla fine è stata una soluzione presa di comune accordo, resta una decisione comunicata solo tre, quattro giorni prima della chiusura del mercato: non il massimo. Se, detto ciò, fossi voluto rimanere, essendoci un contratto, avrei potuto farlo, ma sono dell'opinione che non si sta in paradiso a discapito dei santi. Quindi, ci siamo lasciati così. Ma, ripeto: con il direttore c'è stato un buon rapporto, finché sono stato lì. La decisione credo sia stata tecnica, nonostante Bucaro conoscesse me più o meno come gli altri giocatori, ripeto: la modalità che mi ha portato allo svincolo dall'Avellino è stata un po' strana anche se, pure queste situazioni, in questa categoria, fanno parte del gioco. Così, ho lasciato pur non avendo un'altra squadra, non volevo diventare un problema per l'Avellino.”

Graziani lo riteneva uno degli intoccabili, nonostante non fosse titolare inamovibile: “Il mister l'ho conosciuto quest'anno, ma per lui non posso che avere parole di elogio, come persona ancor prima che come allenatore perché diceva le cose in faccia. Proprio come me. So che mi stima tanto come calciatore e come uomo. L'Avellino ha fatto un girone di andata in cui ci si aspettava un po' di più, ma le colpe non sono state solo sue, ma un po' di tutti, da spartire tra giocatori e staff. Ho accettato le sue decisioni tecniche sempre con massimo rispetto, senza mai creare problemi e perché lui mi stimava davvero, anche se mi ha fatto partire spesso dalla panchina. Per me, come per lui, la priorità era il bene comune, della squadra.”

Acampora non ha, invece, avuto modo di lavorare agli ordini di Bucaro. Con un singolare paradosso, che lascia spazio a punti interrogativi, evidenziato dalle stesse parole della mezzala, riguardo a quanto abbia effettivamente inciso il mister sulla decisione di lasciarlo andare: “Di Bucaro mi hanno parlato bene. Ci chiacchierai nel momento in cui subentrò a Graziani. Nessuna incompatibilità con il nuovo modulo di gioco, anzi, mi fece capire che nel 4-3-3 avrei potuto trovare spazio... Poi è andata come è andata. Per questo, non so dire con certezza cosa abbia determinato la volontà che le strade si separassero anche se dopo un giorno dal suo arrivo, dalle sue scelte, avevo inziato a percepire qualcosa.”

In archivio, per i lupi, un girone di andata con non poche difficoltà dopo un avvio sprint: “I sette punti di ritardo accumulati? Partiamo dalla premessa che giocare ad Avellino è più difficile che giocare ovunque, altrove, in Serie D. La pressione è tanta perché devi vincere. Una cosa è certa, avendo anche alle spalle tanti campionati di Serie D: la squadra è molto forte, che deve e può ambire a stare nei primi posti. Il gap verrà colmato.”

Come? Grazie alle reti di un fratello, più che un amico per Acampora, che risponde al nome e cognome di Alessandro De Vena: “Mai come quest'anno ho avuto un bellissimo rapporto con tutti, a partire dallo staff di cui penso sia giusto citare il dottore Esposito e il preparatore atletico La Porta. Anche con i compagni si era creato uno splendido gruppo, in particolare con Alessandro De Vena con cui mi sento, ancora tutti i giorni, dopo aver condiviso i viaggi quotidiani per venire agli allenamento. De Vena non c'entra niente con questa categoria: i suoi gol sono stati e saranno la chiave per riportare l'Avellino in alto.”

E allora, per l'Avellino e per Acampora, è arrivato il momento di guardare avanti. Non prima, però, di un saluto con il cuore, in mano, gonfio di fierezza: “Non ho rimpianti perché ho sempre dato il massimo, ma dispiacere. Mi avrebbe fatto piacere chiudere l'annata in biancoverde perché sono certo che si concluderà con una grande soddisfazione dove si centrerà l'obiettivo. Ai tifosi posso dire solo: grazie. Nel mio piccolo, in questi pochi mesi di permanenza ad Avellino, sono felice di essere riuscito a lasciare qualcosa. Ne ho avuto la riprova con i tantissimi messaggi, di ringraziamento e per augurarmi buona fortuna, che i supporter mi hanno inviato sui social per salutarmi. Davvero: indossare la maglia biancoverde è stato un orgoglio. Sono stato contento di essere un calciatore dell'Avellino.”

Clicca sul pulsante "play" al centro della foto in apertura per ascoltare l'intervista telefonica a Gennaro Acampora.

Grafica: Giuseppe Andrita

Foto: Avellinossd.it