15 maggio 1988: addio Serie A. Quanta voglia di ritornarci...

Ventisette anni fa l'Avellino salutò la Serie A. Ora sta provando a compiere un nuovo grande salto

Avellino.  

Operazione nostalgia. Il 15 maggio del 1988, esattamente ventisette anni fa, l'Avellino salutò la Serie A al termine di una stagione travagliata. Eppure quell'anno conquistare la decima salvezza consecutiva sarebbe stato davvero semplice. Ne retrocedevano solo due in Serie B per consentire la riforma dei campionati che avrebbe portato il numero delle partecipanti alla massima Serie, da sedici a diciotto. Una delle retrocesse fu l'Empoli che partiva con un -5, una penalizzazione pesante, difficile da recuperare nell'epoca dei due punti a partita. L'altra fu proprio l'Avellino.

Si chiuse al Giuseppe Meazza di Milano, in casa dell'Inter, l'avventura della formazione biancoverde in Serie A. Dopo dieci campionati e trecento partite disputate tra le grandi del calcio italiano, l'Avellino disse addio alla massima Serie conquistata dieci anni prima sul terreno di gioco del Marassi, contro la Sampdoria.

Non servì il cambio in panchina con l'avvicendamento tra Vinicio e Bersellini. Tantomeno l'incredibile rimonta nel girone di ritorno, vanificata però da una prima parte di stagione altamente negativa, chiusa con soli sette punti. La scalata verso la salvezza si interruppe quel 15 maggio 1988. Contro l'Inter non bastò la rete di Gazzaneo che pareggiò quella neroazzura messa a segno da Minaudo. Sulla traversa colpita da Grasso a pochi minuti dalla fine del match calarono i titoli di coda su una stagione da incubo, tra problemi societari e l'arresto del presidente Graziano.

A ventisette anni di distanza, l'Avellino sta provando a compiere il grande salto verso la Serie A. La voglia di tornarci è davvero tanta, ma bisognerà prima conquistare la qualificazione ai play off che potrebbe essere aritmetica già domani contro il Trapani. Poi scatterà un nuovo campionato. Sei pretendenti per un solo posto in Paradiso. Sarà difficile ottenerlo a discapito delle altre, ma bisognerà provarci per sanare la ferita ancora sanguinante generatasi quel maledetto 15 maggio 1988.

Carmine Roca