Joel Mattivi ha 23 anni, fa il giornalista sportivo e vive a Buenos Aires. I tifosi dell'Avellino lo conoscono molto bene perché con loro, ormai quotidianamente, condivide, attraverso il web e i gruppi WhatsApp, l'amore per i colori biancoverdi ereditato da suo nonno. Con loro, Joel, intrattiene un costante rapporto “epistolare”, nato grazie alla rete - utilizzata sfruttando le sue potenzialità più virtuose - che gli ha permesso di conoscere tante persone e supporter irpini. Un rapporto a distanza, esplorativo, che è il primo passo di un lungo e coraggioso viaggio che Joel vuole intraprendere. Stimolato dalla passione per il calcio, da un commovente amore e rispetto per le proprie origini. Una storia, la sua, che fa riflettere sul vero valore delle cose. Anche quelle che possono sembrare marginali o per cui non sembra esserci mai spazio, travolti dagli isterici ritmi della quotidianità. Un esempio per chi si lascia travolgere dalle difficoltà e non riesce lasciarsi animare da un sano e a tratti irrazionale ottimismo per rendersi artefice del proprio destino. Passato, presente e futuro uniti da un pallone che rotola tra le pieghe di un animo gentile e di sogni da realizzare, per sé stesso e non solo. Questa è la storia, in pieno corso di scrittura, di Joel Mattivi.
“Fin da bambino ho sempre avuto impresse nella mia mente quali fossero le mie radici. Sono cresciuto a contatto con la cultura italiana, in particolare con quella irpina, grazie a mio nonno Generoso, nato a Villanova del Battista, che si trasferì in Argentina dopo la fine della seconda guerra mondiale. Mi raccontava di come fosse arrivato in Argentina, con pochi soldi in tasca e tanta voglia di lavorare, cosa che ha sempre contraddistinto gli italiani e gli irpini qui presenti. Ho sempre vissuto con lui, nella nostra casa a due piani, io al secondo piano con papà Walter, mia mamma Graciela e mia sorella Selene; lui al primo con mia nonna, nativa di Morcone. Mio nonno mi parlava spesso delle campagne irpine, della fantastica natura che l'Irpinia racchiude, di quel senso di appartenenza unico, del “sentirsi fieramente irpini”. Ricordo di quando mi raccontò che si rifugiava proprio tra quei boschi durante i bombardamenti, ma, soprattutto della sua promessa: quella di andar a vedere un giorno, insieme, l’U.S. Avellino 1912, quella gloriosa squadra che ha reso fieri i tanti irpini lontani chilometri dalla propria terra natia. Quando ero piccolo internet non era molto diffuso, ed avevamo enormi difficoltà ad aggiornarci su come stesse andando la squadra, il tempo passava ed io rimanevo fiducioso che un giorno saremmo andati insieme a vedere l’Avellino. I miei primi ricordi legati all'Italia, e all'Avellino, sono legate a Radio Italia e a Rai International, attraverso cui ho ascoltato i primi racconti sull’Avellino Calcio e visto le prime immagini della squadra.”
Ma la vita, si sa, è a tratti spietata nello spezzare percorsi negando gli auspicati lieto fine desiderati.
“Purtroppo mio nonno è scomparso nel 2012 lasciando un vuoto dentro di me e in tutti quelli che lo hanno conosciuto nel quartiere dove viviamo. Era un brav'uomo. Ero molto legato a lui, ricordo amaramente una sera in cui non si sentì bene, scappammo in ospedale e con se si porto la maglia dell’Italia, lasciando nel cassetto una sciarpa biancoverde. Potete crederci o meno, ma quel giorno mio nonno tornò a casa anche perché non poteva darsi pace per aver dimenticato la sciarpa. Non mollò perché “non si molla mai”, come il popolo irpino ha dato dimostrazione di saper fare rialzandosi di fronte a grandi tragedie come quella del terremoto del 1980. Dopo la sua morte, insieme a dei miei amici, abbiamo messo insieme una squadra di calcio amatoriale e l’abbiamo chiamata “Avellino Club Buenos Aires” in omaggio alla memoria di mio nonno, che ha cresciuto me ed i miei amici. Grazie a quest’iniziativa ho conosciuto molti tifosi dell’Avellino, con cui ho stretto amicizia. Ogni volta che parlo con un amico irpino, sento che siamo in tre, con mio nonno ad ascoltarci. E vi devo confessare, che ogni volta che vedo quella maglia biancoverde mi emoziono, è come se quel lupo stampato sul petto mi facesse sentire vicino a mio nonno. Adesso riesco a seguire costantemente l’Avellino, sono fiero di essere un tifoso di questa squadra e sono pazzo d’amore per lei. Finalmente, ora, ho la possibilità della mia vita di poter venire in Italia, ma. soprattutto, ad Avellino. Ho lavorato duramente per realizzare questo sogno; il sogno della mia vita. Sono molto emozionato ed ogni giorno parlo con i miei amici biancoverdi: è arrivato il momento di conoscere le mie radici, la mia cultura, il mio paese d’origine, e soprattutto di poter vedere la mia squadra giocare, nonostante la categoria. Non sarò in grado di mantenere la promessa di essere lì con mio nonno, ma sono certo che lui sarà accanto a me sui gradoni del Partenio. Per sempre.”
E allora, per Joel è arrivato il momento di smettere di sognare e di iniziare dare forma, concreta, a ciò che ha fortemente voluto.
“Poter venire in Italia è realmente un sogno a occhi aperti. Non ci credo ancora. Ho programmato un itinerario molto lungo, ho tante persone da conoscere e sono commosso dalla loro generosità: tanti avellinesi sparsi per tutta l'Italia mi hanno offerto la possibilità di alloggiare da loro. Il mio desiderio era quello di avere due partite dell'Avellino, una in casa e una in trasferta: lo coronerà il 7 aprile assistendo a Trastevere – Avellino, grazie ai “Lupi del Nord” con i quali raggiungerà il Lazio direttamente da Bologna. Il 20 di aprile arriverò finalmente ad Avellino, che è la città dove, ovviamente, trascorrerò più giorni. Al “Partenio-Lombardi” assisterò alla partita con la Torres. Non vedo l'ora di metterci piede dentro, è uno stadio bellissimo.”
Argentine e Italia, l'amore per il calcio è uguale, ma ha sfumature diverse.
“In Argentina, come in Italia, c'è grande passione per il calcio. Il calcio argentino e quello italiano sono molto diversi tra loro: il primo è più frenetico, con l'agonismo e la corsa come aspetti predominanti; il secondo è più tattico e con ritmi più bassi. La Serie D italiana è, però, molto simile alla Serie C e Serie B argentina, sia in termini di qualità del gioco, sia di strutture, spesso particolarmente piccole poiché di società non molto facoltose economicamente. Non tifo per nessuna squadra argentina. Tifo solo per l'Avellino, la fede calcistica è una, e poi devo essere sopra le parti essendo un giornalista sportivo. Seguo, per lavoro, una squadra di Serie C fondata da emigranti italiani, fieri di esprimere la loro cultura italiana anche se con il ricambio generazionale è triste vedere che non si ha tanta voglia di portare avanti qualcosa iniziato da nonni o genitori.”
Come ogni tifoso, oltre ai progetti personali, le attenzioni di Joel sono, però, non meno rivolte alla stretta attualità della sua squadra del cuore.
“Credo nella rimonta dell'Avellino sul Lanusei, ma è oggettivamente difficile anche perché loro giocano un buon calcio, a un solo tocco, attaccano molto bene la profondità. Vedremo se cederanno alla distanza, in queste ultime partite, ma prima dobbiamo giocare bene noi e vincere le partite. La forza dell'Avellino può essere avere una rosa profonda, rispetto alle dirette concorrenti: se uno esce, entra un altro bravo giocatore. Siamo una squadra competitiva.”
E allora, l'Irpinia, la sua Irpinia, aspetta Joel. Che ha le idee chiare: non vuole tornare indietro. E quando il suo viaggio sarà finito, ci sarà spazio solo per un “arrivederci”.
“Dopo il mio viaggio ritornerò a casa, organizzerò le mie cose con un unico obiettivo: ritornare in Italia, ma stavolta per restarci a vivere. Come mio nonno, ma con un percorso inverso, voglio trovare fortuna in Italia, magari iniziando da un periodo di permanenza di 6 mesi, un anno, sperando di avere la fortuna di trovare un lavoro. A tal proposito, lancio un appello a tutti i miei amici di Avellino: se avete un lavoro da offrirmi, che sia in un hotel, dove posso dare una mano parlando più lingue, o come cameriere, o qualsiasi altra occupazione, ve ne sarei grato. Il cuore della gente irpina è grande e io voglio tornare in quella che ho sempre sentito, in fondo al mio cuore, la mia vera casa. Il lavoro dei miei sogni? Nel club. Sarebbe come chiudere un cerchio avere una mansione nella mia amata U.S. Avellino.”
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