Bluff o non bluff, la strategia ormai è chiara: fino al 12 luglio, data dell’udienza fallimentare dinanzi al Tribunale di Avellino, si vivrà una fase di stallo. Tutto in stand-by per quel che attiene alla vendita del club biancoverde. Nelle ultime ore prende sempre più corpo la voce che Gianandrea De Cesare, patron Sidigas, ci stia seriamente ripensando, convinto di poter far valere le proprie ragioni davanti al giudice e smontare il castello accusatorio del procuratore aggiunto D’Onofrio.
Il pool napoletano dei suoi legali sta preparando le memorie difensive per giocare su due fronti: la Sidigas potrebbe o chiedere un concordato in continuità che prevede la nomina di un commissario e un piano di rientro per mantenere la gestione del club, oppure un concordato in bianco e contestualmente chiedere un periodo fino a due mesi, per preparare un piano di rientro in bonis e in quel lasso di tempo provare a vendere la società. Quella del fallimento e la conseguente nomina di un curatore per mettere all’asta calcio e basket è un’ipotesi che né de Cesare, né tantomeno i tifosi vogliono prendere in considerazione,
Anche perché mister Sidigas avrebbe già dato mandato al presidente Claudio Mauriello di contattare i primi giocatori. Il fedelissimo Morero dà priorità all’Avellino e aspetta un segnale dal club, e sarebbe stata anche bloccata la sede di un pre-ritiro al Green Park Hotel di Mercogliano. Del resto, manifestazioni di interesse con una certa consistenza non ne sarebbero arrivate al momento, o almeno non ne è stata comunicata l’ufficialità. La Radici Group farebbe sul serio e nelle prossime ore potrebbe anche rendersi più manifesta ma deve sempre incrociare una reale volontà di cedere.
E allora, sotto traccia, si lavora per quello che è un vero e proprio piano B di De Cesare: evitare il fallimento, non vendere e proseguire. Quella che sarebbe una clamorosa marcia indietro, si direbbe un salto nel buio a meno che De Cesare non cali qualche asso dalla manica sul tavolo dell’udienza del 12.
