Prima, durante e dopo. Le routine dei tifosi, un ricordo ormai sbiadito dalla pandemia. Il Covid, le porte chiuse, l'esilio forzato dagli stadi, che già erano al centro di un crollo delle medie di spettatori per l'impatto delle pay-tv sulle abitudini, gradualmente stravolte, dei supporter.
I tifosi dell'Avellino, fatta eccezione per la parentesi per 168 irriducibili che hanno deciso di seguire dal vivo Avellino - Casertana dello scorso 28 ottobre, non hanno la possibilità di andare al “Partenio-Lombardi” dallo scorso 27 febbraio. Sono già passati quasi 10 mesi, fluttuando in un incubo a occhi aperti. Ma con la fine ormai prossima del 2020, abbondano gli auspici in vista del nuovo anno. Ci vorrà davvero poco affinché il 2021 sia migliore dell'anno orribile che sta per concludersi, ma una cosa è certa: tra le piccole, grandi, cose di cui ci si augura si possa tornare ad appropriarsi quanto prima, c'è proprio la possibilità di tornare a godersi una partita di calcio dal vivo; di riscoprire e rivalutare la funzione più positiva e sociale dello sport. Quella di essere un veicolo per la sana aggregazione. Un polo virtuoso in grado di calamitare e unire una comunità insegnando il valore della condivisione.
La strada da percorrere è ancora lunga, ma è bastato un sondaggio per ritrovarsi a navigare tra le pieghe più intime ed emotive di chi non vede l'ora di riprendersi la normalità dopo averne capito l'importanza e che non è poi così scontata; di tornare a viverla attraverso i rituali d'amore, singoli e collettivi, per la propria squadra del cuore.
“Mi manca il Partenio, la nostra casa che sa trasmettere emozioni uniche. Mi mancano i miei amici, con i quali assistevo alle partite e con cui si è creato un rapporto profondo. Non poter andare allo stadio equivale a non respirare per si sente legato alle sorti della propria squadra del cuore. Non vedo l'ora che tutto questo finisca presto. La prima cosa che voglio fare quando riusciremo a sconfiggere il Coronavirus è proprio andare allo stadio.” spiega Maria Donnarumma, la nonna di tutti i tifosi biancoverdi, che di partite “in presenza” non ne aveva saltata praticamente una.
“Mangiare le noccioline e bere una birra con Antonio, Manfredo, Gianluca, Luca, Lucio, Mimmo, Giuseppe, Marco, Alessandro, Domenico e Maurizio, gli amici con cui erano sempre un sabato o una domenica di festa.” è, invece, la semplice ma significativa nostalgia “offerta” da Marco Perrotti.
“Prima o poi ci ritorno pure io. Meglio prima, che poi.” aggiunge con un pizzico di sarcasmo Angelo Pallotta.
“Manca il pathos, l'emozione del gol, che è l'essenza del pallone. Dello stadio mi manca... lo stadio.”, la riflessione di Geremia Niespolo.
“Gli amici di sempre in Tribuna Montevergine. Le chiacchierate tra primo e secondo tempo.” è, andando avanti tra i post, la consuetudine che si augura di tornare a vivere, quanto prima, Vincenzo Festa.
“Mi siederò su quei gradoni, mi guarderà intorno e sarà grato per esserci ritornato. Ritornare allo stadio vorrà dire che "fuori" si è ritornati a vivere. La magia del lupo farà il resto.” evidenzia, opportunamente, Emilio Ventre.
Estremamente esaustivo, a tratti toccante, il pensiero offerto al dibattito da Giuseppe Gigliotti: “Cosa farò appena potrò tornare allo stadio? Per prima cosa tirerò un bel sospiro di sollievo e guarderò verso il Santuario dei Montevergine. Sarò emozionato perché vorrà dire che avrò risolto i miei problemi di salute e non è poco. Cosa mi manca dello stadio? Tutto! Gli amici che stanno vicino a me da tanti anni, il rumore della partita, la musica degli altoparlanti (quando funzionano, però). Oserei dire "l'odore" della partita. Perfino la puzza del fumo delle sigarette che non sopporto, l'odore dell'erba tagliata, quando c'era ancora quella naturale. E poi, l'abbraccio con chiunque sta intorno a te quando segna l'Avellino, specialmente contro chi diciamo noi, e allo scadere della gara. Manca pure l'ansia, le arrabbiature, e perfino la parolacce.”
E anche chi, come Vincenzo Alfano, da Castel San Giorgio, segue in casa e fuori l'Avellino, non vede l'ora di ritornare: “Mi manca il Partenio, il calore che sappiamo trasmettere alla squadra. I cori della Curva Sud e gli abbracci anche con chi non conosci quando il lupo va in gol.”
Gli fa eco Gerardo Alfano, altro fedelissimo nel feudo avellinese in provincia di Salerno: “Mi manca l'adrenalina della partita, il calore della Curva Sud e gli amici lupi dei gradoni. Quando ritorneremo abbraccerò i miei amici e mi farò un segno della croce guardando Montevergine. Il primo pensiero sarà per tutti i lupi che non sono più con noi e tutte le persone scomparse a causa di maledetto virus. Il gruppo Castel San Giorgio Biancoverde è divertimento, tanto buon cibo e vino. Non vediamo l'ora di poter tornare a seguire la squadra ovunque vada.”
E a proposito di supporter fuori provincia. Anzi, di fuori Regione. Andrea Cimica, nato e cresciuto a Montegiorgio, in provincia di Fermo, ma che negli anni '80, quando era bambino, scelse di tifare Avellino poiché affascinato dall'inusuale colore biancoverde della maglia dei lupi, scrive: “Vorrei rivedere i miei amici, abbracciarli cantare e incitare i ragazzi in campo oltre il novantesimo. La prima cosa che farò? Una bella mangiata tutti insieme prima della partita perché il calcio è soprattutto questo... stare insieme!”
E sì, perché il calcio non è solo la partita. Macché. Per chi, come Nella Arace, che vive a Livorno ed ha nell'Avellino l'elemento che funge da legame con la propria terra d'origine c'è un universo che ruota intorno al rettangolo di gioco: “Mancano i pranzi da condividere con gli amici tifosi prima delle partite in trasferta tra un brindisi, un coro e tante risate!”
E così, ci si accontenta del web per mantenere vivi i legami: “Manchi anche tu a me, Nella” scrive Nicla Guarino rinsaldando l'asse Solofra – Toscana.
Con Tina Moccia (“Le trasferte”) anche Katya Cataldo si aggiunge al coro social, per causa di forza maggiore, delle tifose: “Mancano i gradoni, gli amici dei gradoni. Il caffè pre-partita e i pranzi nelle trasferte. Manca il Partenio, manca l'emozione della palla in rete e della Curva che esplode.”
A sintetizzare la tempesta di emozioni, Michele Di Giovanni: “Mi piace lo stadio, mi piace la compattezza del popolo irpino in trasferta, mi piace quando con gli amici l'uno vicino all'altro gioiamo insieme. È vita, perché si vive di istanti e di emozioni vere quando tifi per i tuoi colori, per la tua Terra. Tutto ciò manca. Chissà, magari un giorno ricorderemo questa assurda assenza in un nuovo stadio Partenio in cui condividere la nostra passione eterna.”
Tornerà, faticosamente, la vita di tutti i giorni. Tornerà il calcio. Se è vero che la storia insegna, questa, di storia, aiuterà a godersi quegli attimi trascorsi senza pensarci, ma che lasciano, evidentemente, il segno. Istanti che ritorneranno a essere momenti di ordinarietà dal valore straordinario.
Foto: archivio.
