Rischio scomparsa, rinascita. Inizia il 2021 dell'Avellino

Alle spalle un anno che poteva coincidere con il secondo oblio dei lupi, poi un segno del destino

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Avellino.  

Questione di settimane, forse di giorni, e il 2020 dell'Avellino sarebbe potuto passare tristemente alla storia. Un'istante prima della pandemia, nel pieno dell'ennesimo caos societario, la cessione del club biancoverde ad Angelo Antonio D’Agostino ha scongiurato un dramma, sportivo, nel dramma contemporaneo del Coronavirus. Se è un segno del destino lo dirà il tempo. La certezza è che il 2021 appena iniziato è, invece, intriso di speranza nella speranza per i tifosi dei lupi, che si augurano di mettersi alle spalle dolore e sofferenza quotidiana anche grazie alla propria squadra del cuore. Rialzarsi si può.

Un gennaio fa - L’Avellino si presenta al mercato invernale del 2020 dopo il passaggio dalla Sidigas alla IDC, ma tra Luigi Izzo e Nicola Circelli sono subito scintille. Il tecnico è Ezio Capuano, subentrato a Giovanni Ignoffo, rimasto in sella, sconfessandosi, nonostante le dimissioni del direttore sportivo Salvatore Di Somma, che aveva promesso di seguire nella buona e nella cattiva sorte dopo che gli aveva affidato la panchina irpina forzando la mano con un esonero maldestro, per modalità e tempi, servito al suo predecessore. Il duo Martone - Musa, che ha, intanto, ereditato il ruolo dell'ex capitano, porta avanti le trattative. Ecco il portiere Dini, i centrocampisti Garofalo e Izzillo, l’attaccante esterno Ferretti e, per ovviare al grave infortunio occorso alla rivelazione Charpentier, si consuma il ritorno di Pozzebon. Per la prima vittoria del 2020 bisogna però attendere il 23 febbraio al "Razza" di Vibo Valentia contro il Rende. La firma il lionese Garofalo, con un colpo di testa. Un sogno a occhi aperti. Il clima attorno alla squadra, però, è caotico. La FIGC evita il peggio con una serie di proroghe sui termini finanziari la compagine IDC. Nicola Circelli viene contestato duramente allo stadio, la sua auto viene danneggiata mentre lascia il Partenio dopo l’ennesima giornata campale. Luigi Izzo si trincera dietro una serie di comunicati notturni. La spaccatura tra i soci diventa insanabile e nel mezzo c’è anche modo di veder tornare in sella Salvatore Di Somma, di nuovo direttore sportivo dopo il benservito a Carlo Musa. Intanto, l'Avellino va e batte pure la Paganese, superata di misura grazie ad Albadoro, ma senza il supporto della Curva Sud in contestazione con una società sempre più allo sbando.

L'incubo - Quella contro gli azzurrostellati è l’ultima partita giocata a porte aperte nel putiferio generale fuori dal campo, che precede quello mondiale. Nella notte tra il 28 e il 29 febbraio, nella sua Montefalcione, Angelo Antonio D’Agostino corona un sogno di vecchia data: diventare proprietario dell’Unione Sportiva 1912. Una liberazione per i supporter, stremati da ogni tipo di vicissitudini del tutto estranee al mondo del calcio. Una percentuale minima, pari al 12,5 per cento, che sarà successivamente assorbita viene lasciata nelle mani della Innovation Football. L’esordio a Bari è amaro. Al “San Nicola” i biancorossi vincono 2-1, ma prima di scendere in campo trovano il neo-presidente a presentarsi e trasmettere serenità. Con la Ternana l’occasione per il riscatto, che giunge puntuale, ma senza tifosi per l’avanzare dell’epidemia di Coronavirus, che costringe il Governo a chiudere gli stadi nel fine settimana dell’8 marzo. Albadoro e Di Paolantonio, che non abbraccia Capuano dopo la trasformazione di un penalty, lasciando trasparire l'ampliarsi della vecchia frattura del tecnico con lo spogliatoio sono gli artefici del 2-0 alle fere. Fuori dal campo si contano contagiati e morti. Ci si ritrova chiusi in casa come nel più assurdo dei film dell'orrore. Il campionato viene sospeso. Il Covid congela tutte le attività e le iniziative della nuova proprietà. La stagione regolare va in archivio senza la disputa delle ultime 8 giornate con i lupi che chiudono il torneo a quota 40 punti. Decimo posto. Qualificazione ai playoff in tasca. La formula subisce una significativa varazione a causa delle numerose rinunce in tutti i tre gironi. Sostenere cicli su cicli di tamponi per scendere in campo anche solo per allenarsi viene ritenuto troppo costoso ed inopportuno da alcuni club, che preferiscono già pensare alla stagione successiva. Non è il caso dell’Avellino, che decide di prendere parte alla lotteria e gioca il primo luglio a Terni: 0-0 senza sussulti, vanno avanti gli umbri. Risolti i problemi societari c'è un gruppo di calciatori alla stregua di una polveriera, esasperato, nei suoi elementi più carismatici, per la gestione e nei rapporti del direttore sportivo e con l'allenatore. Inevitabile la piazza pulita. O quasi. Neanche una settimana dopo Ezio Capuano viene sollevato dall’incarico. Resta Di Somma, che consuma la sua "vendetta" personale. Piero Braglia è il nuovo allenatore. C’è tutto il tempo per fare mercato e ricostruire una rosa da zero in virtù dei prestiti e degli annuali stipulati sotto la gestione Sidigas l’anno prima. L'investimento, considerevole, della proprietà è però tradotto in una rosa incompleta. Si riparte da Laezza e Marco Silvestri, unici due superstiti della precedente annata. Tra i primi volti nuovi nel ritiro di Sturno, dopo Ferragosto, Rocchi, Forte, Miceli, Ciancio e Bernardotto, quest’ultimo incubo con la maglia del Lanusei nell’anno di Serie D. Si procede a rilento nell’allestimento dell’organico e poi a fine ritiro ci si mette anche il Covid a paralizzare le operazioni di campo con tre casi di positività. Il virus fa irruzione per la prima volta nel gruppo squadra biancoverde tra ansie e dubbi, quest’ultimo già forti alla luce della mancanza di diverse pedine nella rosa. Gli ingaggi di De Francesco, Maniero, Aloi e Santaniello sbloccano lo stallo di un mercato che si conclude con il botto Fella a Milano. Fanno discutere la cessione del gioiello irpino Parisi all'Empoli e la mancata conferma di Di Paolantonio.

Il nuovo corso - Il Renate si impone 2-1 facendo scattare il primo campanello d’allarme nell'esordio stagionale, che coincide con il primo turno di Coppa Italia. Il campionato, però, è tutt’altra storia, con la partenza sprint contraddistinta dagli exploit a Viterbo (0-1) e Palermo (0-2). A seguire lo 0-0 interno con la Juve Stabia poi bottino pieno con Foggia e Casertana fino alla chance di balzare in testa offerta dal derby con la Turris, ma spazzata via in pieno recupero dal pari corallino. Dal primo posto sfiorato alla prima crisi stagionale. Ko (1-3) in casa contro il Catanzaro e 1-1 a Pagani. Il virus è un nemico subdolo e impone lo stop per tre settimane. Rinviate le gare con Monopoli, Bisceglie e Potenza. Si torna in campo decimati contro il Catania in ripresa, primi 90' di un periodo di partite ogni tre giorni. Finisce 1-2. Da questo momento in poi, fino all’ultimo fortunoso hurrà con la Vibonese, l’Avellino perderà di domenica e vincerà di mercoledì con una perfetta alternanza sconfitta-vittoria. Pesa come un macigno il 4-1 di Bari, ma il terzo posto al termine del 2020 è un solido punto di ripartenza. Si riparte dopo mesi in cui si è tornati a parlare di calcio. Non poi così scontato. Non poi così secondario.