di Carmine Quaglia
La Sidigas Avellino cade in casa e conferma la fase negativa. Il PalaDelMauro ha riabbracciato Zare Markovski, protagonista nelle prime conferme della Scandone in massima serie e coach nella prima stagione europea dei biancoverdi, e proprio il coach macedone ha servito, con il Banco di Sardegna Sassari, lo sgambetto alla sua ex squadra mettendo in evidenza i tanti aspetti di squadra e di gioco che per diversi mesi la Scandone ha trascinato e che gli infortuni (assenza prolungate e fastidi settimanali) hanno rimarcato. Alle prestazioni, agli approcci, ai cali mentali e fisici ora si aggiungono anche i risultati, negativi in una parabola discendente inaspettata e senza freni. Dal quarto di finale di Coppa Italia, perso a Firenze il 15 febbraio scorso, il percorso irpino è stato scandito da 8 vittorie in 16 gare con l'assenza di successi nei big match.
La sfida con la Dinamo non era da dentro-fuori, ma il roster di coach Stefano Sacripanti ha sprecato la chance di impattare a quota 38 con Brescia (fermata sabato sera a Cremona) e ora ha soprattutto il fiato di Trento sul collo: con il successo esterno a Torino, la Dolomiti Energia è distante soli 2 punti dalla Sidigas a due turni dal termine della regular season e con uno scontro diretto come epilogo (Avellino-Trento sarà l'ultima sfida della stagione regolare). Non un dentro-fuori, ma la chance di rafforzare il quarto posto vola via con un primo quarto errato praticamente su tutta la linea e che non segue quanto richiesto dal direttore sportivo Nicola Alberani. Primo quarto definito "indecente" dallo stesso Sacripanti in sala stampa, nel post-gara. "Morbidezza, leggerezza, superficialità con nervosismo": così ha poi etichettato l'atteggiamento nel terzo periodo che ha certificato il blitz del Banco in Irpinia. E', di fatto, l'ora dell'autocritica in casa Sidigas. Alla volontà di fermare Kyrylo Fesenko - scelta condivisibile dello staff tecnico sassarese - Avellino ha risposto con minima aggressività che determina la prima vera "stecca" in stagione per le gare casalinghe. Anche al miglior tenore sarà capitato o capiterà, ma alla Scandone tocca capire ed invididuare i motivi di una debacle che non si è materializzata per caso e che appare come sintomatica del periodo.
Era inevitabile che il pensiero della Scandone fosse in parte rivolto alla sfida del Taliercio, all'obiettivo di un ribaltone per la conquista della Europe Cup, ma riproponendo quanto espresso mercoledì scorso nella gara d'andata della finale e in particolar modo ieri pomeriggio, difficilmente la Sidigas potrà pensare di mettere in seria difficoltà la Reyer Venezia che, con grande merito, ha occupato questa sera, in solitaria, la vetta della classifica in Serie A anche grazie alla nuova sconfitta di Milano con Pesaro. Dal punto di vista emotivo è il peggior viatico possibile con un'ultima prestazione criticata con fermezza dal coach che le ha provate tutte nel pomeriggio per riattivare un gruppo parso bloccato e che resta limitato per rotazioni (Zerini, per scelta tecnica, ha giocato appena 4 minuti). Le difficoltà di Fesenko hanno sottolineato la minima forza del suo cambio dalla panchina: tanta buona volontà, ma che diventa controproducente per diversi aspetti, quella proposta in campo da Shane Lawal, lontano parente dal giocatore visto a Sassari e rientrato in anticipo rispetto all'ideale tabella di marcia a causa della lunga assenza per infortunio di N'Diaye (l'affaire operazione è stata spesso oggetto di critica da parte di Sacripanti nelle conferenze stampa).
Sul centro, ma anche per gli altri ruoli, la Sidigas sembra aver fatto la sua scelta. Ad eccezione di Ben Ortner, firmato a gettone e non trattenuto (l'austriaco è stato poi inserito nel roster da Brescia), e di Shane Lawal, inserito in corsa, ma comunque firmato in estate, la società irpina ha preferito non tornare sul mercato: la cabina di regia resta anomala con una turnazione nel palleggio e una leadership mai veramente trovata in Bruno Fitipaldo, distante dalle prove sfoderate a Capo d'Orlando e spesso affidata, in termini di assist, a Maarty Leunen. Il calo dell'ala grande USA, di Jason Rich e Ariel Filloy chiudono il cerchio di un momento difficile e che, forse, un ritorno sul mercato può allegerire. Le risorse fisiche, ma soprattutto mentali, sembrano a scartamento ridotto e una new entry potrebbe rigenerare l'ambiente, uscito diviso dal PalaDelMauro tra fischi e applausi.
Al di là delle scelte personali, è emerso il primo vero "rimprovero" del pubblico alla squadra, rea di una brutta prestazione. Un segnale raccolto nell'immediato da Sacripanti che ha chiesto scusa ai tifosi, agli appassionati. Al PalaDelMauro si è scritto un punto di rottura, che potrebbe anche tornare utile alla Sidigas per un esame critico: non che prima non sia stato fatto, ma il risultato e la prova per il 67-80 finale con Sassari possono renderlo ancora più profondo.
