Nichols: "Pensato all'addio, ma ora ci fidiamo di De Cesare"

Speciale "SottoCanestro" sul canale 696: intervista a tu per tu con l'ala della Sidigas Avellino

Avellino.  

Non è un momento semplicissimo per Demetris Nichols. L'ala piccola della Sidigas Avellino è alle prese con i postumi della distorsione alla caviglia che l'ha costretto all'uscita nel match di Champions contro Murcia e al forfait verso Cantù, nell'attesa di nuovi esami strumentali che chiariranno l'entità dell'infortunio e i tempi di recupero. In settimana, intervista a tu per tu con il giocatore di Boston. Mondo Sidigas, l'evoluzione stagionale, il suo percorso in carriera: tutto su Nichols (clicca qui per rivedere l'intervista andata in onda, sul canale 696 TV OttoChannel, nel corso di una puntata speciale di "SottoCanestro").

Avellino è reduce da una striscia positiva in campionato. Quali sono le tue impressioni sul momento vissuto dalla squadra, per i risultati ottenuti in questo periodo. Qual è il tuo giudizio sul girone di andata della squadra?

"Attualmente, stiamo lavorando molto, molto bene di squadra, abbiamo vinto 7 gare consecutive, abbiamo un buon ritmo, facciamo girare palla, lo spogliatoio è unito, abbiamo spirito di gruppo e tutto sta andando per il meglio. Siamo sulla giusta strada, ogni giorno in allenamento diamo il massimo per migliorare e ciò si riflette nelle partite che giochiamo".

C'è stato già un momento in cui i tifosi hanno temuto il peggio per il tuo infortunio. Poi la visita negli States ha scongiurato il rischio di un lungo stop. L'episodio ti ha dato ulteriore carica per crescere in stagione? (l'intervista è stata registrata martedì pomeriggio, alla vigilia di Avellino-Murcia)

"L'infortunio, per me, è stato più che altro un ulteriore sprone: all'inizio ero molto preoccupato e poi, quando sono tornato a casa e mi hanno detto che non dovevo operarmi, che avevo soltanto bisogno di un paio di siringhe di cortisone, è stato un vero sollievo. Dopo le iniezioni, avrei dovuto riposare per 2-3 settimane, per dar tempo alla cura di funzionare: così è stato ed eccomi qua. Alla fine mi ha dato ulteriore motivazione: quando in un attimo ti sparisce il parquet da sotto ai piedi, ti fermi a riflettere su cosa avresti potuto fare meglio, su cosa dovresti cominciare a fare meglio... Sono molto felice di non aver dovuto subire un intervento, di essere qui a giocare e ad aiutare la squadra a vincere".

Trieste poteva segnare negativamente la stagione. Invece, da lì la squadra ha saputo compattarsi. Che ruolo ha avuto coach Vucinic in questo rilancio della squadra?

"Ci siamo resi subito conto dell'importanza della sconfitta contro Trieste, ovviamente se ne sono resi conto anche i tifosi e i nostri avversari perciò, innanzitutto, sentivamo il bisogno di un po' di concentrazione in allenamento: abbiamo lavorato sodo, abbiamo guardato i video per capire dove migliorare, cosa modificare, quali strategie applicare, e in questo i coach hanno svolto un grande lavoro, aiutandoci a individuare i problemi e a trovare il modo di sfruttare i nostri punti di forza. Ma abbiamo sempre avuto ben chiaro il significato di quella partita, da lì siamo sempre scesi in campo per giocare col cuore, con passione, come se fosse la nostra ultima partita in carriera, ed è così che si dovrebbe sempre fare. Bisogna rispettare le partite e, quando lo fai, anche la partita ti rispetta, il concetto è questo".

Un passaggio inevitabile anche sulle vicende societarie. Avete dimostrato di essere grandi professionisti, ma avete pensato all'addio, all'andare via?

"Certo, lasciare la squadra è stata una possibilità che abbiamo valutato, ma De Cesare è venuto nello spogliatoio a spiegarci la situazione e a dirci che tutto si sarebbe risolto: ci fidiamo di lui e di Nicola (Alberani, ndr). Sono cose che possono capitare a qualsiasi squadra, anzi, capita molto spesso alla maggior parte dei club europei. Si tratta di questioni al di fuori del nostro controllo, noi dobbiamo preoccuparci del campo e, se lo facciamo nel modo giusto, allora anche tutto il resto si risolverà da solo, e finora così è stato".

Parliamo della tua carriera. Cosa ha rappresentato per te il CSKA?

"Il CSKA è una delle migliori squadre europee, forse proprio la migliore, anche da un punto di vista storico. Essere parte di una cosa del genere e vincere addirittura un'Eurolega con questo team mi ha insegnato tanto, mi ha dato tanta esperienza: ho cercato di inserire nella mia filosofia di giocatore e di uomo molte delle cose che ho imparato lì, e sta funzionando. Sono grato di aver avuto quell'occasione, in Europa c'è molta gente che gioca da 20 anni e non ha mai vinto nulla, posso dire di aver fatto parte di qualcosa di speciale".

Con il CSKA vinci l'Eurolega. C'è un episodio che volevo chiederti. Coach Itoudis ti concede gli ultimi secondi della finale e strappi anche un rimbalzo che finisce sul referto. Cosa ricordi di quei momenti e che valore ha avuto, che messaggio è stato quello del coach che ti chiama a sé.

"Il messaggio del coach, in quel particolare momento, consisteva nel dirmi che non saremmo stati lì senza di me e che sarei sempre rimasto un campione. È tutto ciò che ricordo di quell'attimo in cui eravamo entrambi felici l'uno per l'altro: per lui era la prima stagione da head coach, aveva già vinto col Fenerbahce ma non da capo allenatore, al CSKA era la sua prima esperienza in quel ruolo, ed era stato lui a volermi. Siamo molto uniti, ci siamo sempre capiti al volo e, per quanto potessi giocare per me e per la mia famiglia, giocavo anche per lui perché è grazie a lui se ho avuto quell'opportunità e se sono riuscito a giocarmela al meglio".

Il verde che torna. Sei stato al Panathinaikos, sei nativo di Boston e il verde domina con i Celtics. Ora giochi ad Avellino, al PalaDelMauro.

"Questo è uno dei palazzetti più belli in cui abbia mai giocato, è sempre pieno di tifosi ogni giorno, giocarci è un'esperienza fantastica, specialmente quando ci sono partite importanti: è veramente bello. Sono molto felice di essere qui ad Avellino e di giocare davanti a questa gente: i tifosi ci seguono sempre, anche quando fuori fa freddo. Si aspettano il massimo in campo, da noi, come noi ci aspettiamo che loro diano il massimo sugli spalti e, in un certo senso, entrambi puntiamo alla vittoria per rappresentare la città di Avellino".

Cosa ha significato nella tua carriera firmare per la Scandone? E' stata anche la volontà di ricoprire un ruolo ancora più decisivo?

"In estate cercavo semplicemente un'opportunità per giocare, per entrare a far parte di qualcosa di speciale, adesso il mio obiettivo principale è regalare qualcosa ad Avellino, portare qui qualcosa di speciale. Sarebbe il modo migliore di essere ricordato, voglio cercare di raggiungere quest'obiettivo assieme alla squadra. Adesso magari è ancora presto, ma credo che siamo sui binari giusti per riuscirci".

E' evidente il contatto diretto che hai con Keifer Sykes. Dove può arrivare questo ragazzo in carriera?

"L'unico limite, per Keifer, è il cielo. Gioca con passione, con emozione: fisicamente non è molto alto ma sa tirare, sa saltare a canestro, sa schiacciare, che è una cosa che piace sempre molto, ma credo che non abbia alcun limite. Mi sento fortunato ad essere un po' il suo mentore, cercherò di insegnargli tutto ciò che ho appreso anche perché, quando avrà lui 35 anni, probabilmente io non giocherò più. Viene spesso da me a chiedere consiglio ed io cerco sempre di assicurarmi che faccia tutto ciò che deve per raggiungere i suoi obiettivi. Adesso ha trovato più spazio in campo e lo sta sfruttando benissimo".

Ti chiedo dei tifosi e della loro presenza ovunque con un vessillo biancoverde.

"Vedere i tifosi sugli spalti è sempre una bella sensazione, specialmente in trasferta, e non è una cosa scontata: bisogna organizzare il viaggio, prenotare l'albergo e tutto il resto, lo apprezziamo molto. Sono il sesto uomo in campo, e anche nei momenti negativi ci hanno dato una mano a ribaltare la situazione, ci fanno sempre capire che sono dalla nostra parte, e credo che questo abbia contribuito a solidificare la nostra fiducia, hanno sempre creduto in noi e la migliore risposta è giocare dando il 100 per cento".

Qual è il principale obiettivo di squadra? Tra meno di un mese ci saranno le Final Eight.

"Siamo molto contenti di aver raggiunto il secondo posto per le Final8. Ovviamente, l'obiettivo è sempre lo stesso: vincere la prossima partita e concentrarci su quell'obiettivo. Non abbiamo ancora parlato della Coppa Italia, ma siamo felici di partecipare e ci faremo trovare pronti".

A Firenze, affronterete Brindisi e avete già inteso il valore del match per l'ambiente.

"Abbiamo capito benissimo quanta rivalità ci sia tra Avellino e Brindisi, è una sfida che stimola molto anche noi e credo che sarà una bella partita. Spero che anche i nostri tifosi ci sostengano di più di quanto non facciano quelli di Brindisi con la loro squadra".

C'è un episodio che ti ha colpito fin qui?

"I tifosi sono l'aspetto che più mi ha colpito di questa realtà: come ho detto, vengono sempre a vederci e a sostenerci, anche nei turni infrasettimanali, anche quando fa freddo. È gente che lavora, eppure viene lo stesso al palazzetto, ed è per questo che giocare bene, per noi, è una responsabilità, perché rappresentiamo la città, rappresentiamo questa gente. È una città di lavoratori, e facciamo del nostro meglio perché questa sia anche l'identità della squadra quando scende in campo".

(Traduzione: Enrico Coppola)