“Non danno fastidio a nessuno”, “Danno fastidio eccome”. Nella settimana dell'ordinanza anti accattonaggio firmata dal primo cittadino di Benevento, Clemente Mastella, la città si divide. Risse per i soldi e lamentele dei cittadini per le continue richieste di monetine hanno spinto il sindaco ad adottare una scelta di tolleranza zero: in città non si possono più chiedere l'elemosina, davanti a chiese e supermercati, e non si può più chiedere denaro per la sosta, abusiva, in piazza e parcheggi.
Chi verrà sorpreso a trasgredire la norma sarà multato, allontanato e gli sarà sequestrato il denaro racimolato illegalmente. Abbiamo provato a capire cosa ne pensassero i beneventani, ferma restando la naturale ritrosia al microfono dei cittadini sanniti. In molti rifiutano di parlare se non a microfoni spenti, emerge, comunque una divergenza di opinioni.
Tra i negozianti in molti sono favorevoli, in particolare nelle zone in cui sono i migranti a gestire la sosta abusiva, alla tolleranza zero: “Litigano sempre, si avvicinano in tre o in quattro e le donne in particolare si spaventano, specie nelle ore serali. Il sindaco ha fatto bene”, e ancora: “Se non gli dai i soldi ti sfregiano l'auto, questa ordinanza andava fatta molto prima”.
Ma c'è anche chi non è d'accordo: “A me non pare dessero fastidio, sto qui tutti i giorni e a parte chiedere una moneta non è che vadano oltre. Bisogna capire che sono persone”. Diversi i cittadini che parlano solo a microfoni spenti: “Gli abusivi sono sempre fastidiosi, stranieri o italiani, però bisogna capire chi lo fa in maniera delinquenziale, dove ad esempio si configura il reato di estorsione, e chi lo fa per fame, che è una cosa diversa”. E naturalmente dall'abusivismo si passa al problema migranti: “Quando posso – commenta un uomo – regalo sempre una moneta, il problema è che sono diventati davvero troppi. Ma mi chiedo, se come sembra questi ragazzi sono ospiti di centri d'accoglienza o sono rifugiati, perché vengono lasciati per strada dalla mattina alla sera a chiedere le elemosina, e non gli viene insegnata la lingua o un mestiere? L'ordinanza? Secondo me non cambia granché, le leggi in tal senso già c'erano prima”.
Cristiano Vella
