Gli abusivi: multe e daspo per noi, ma vogliamo solo lavorare

La protesta dei parcheggiatori, colpiti dall'ordinanza di Mastella

Nel video le dichiarazioni dei parcheggiatori abusivi, che hanno raccontato le loro storie, e hanno espresso la volontà di abbandonare l'illegalità in cambio di un posto di lavoro

Benevento.  

di Cristiano Vella

Tolleranza o tolleranza zero? Umanità o legalità? Il confine, specie per il secondo interrogativo, è netto, ma su quel confine si accavallano storie e situazioni che fanno riflettere e rendono difficile il dare risposte. Risposte che non spetta a noi dare, specie per quel che riguarda la protesta dei parcheggiatori abusivi, andata in scena questa mattina a Palazzo Mosti. Colpiti dall'ordinanza di Mastella, si sono visti comminare multe salatissime, a chi 400 a chi 700 euro, e in alcuni casi anche una sorta di Daspo, il divieto temporaneo di farsi trovare nelle zone in cui operano.

C'è chi ci marcia tra i circa 20 abusivi che stamattina si sono riuniti in via Annunziata? Probabile. Sicuro invece è che non si può prescindere dalla legalità: i reati sono reati, le leggi sono leggi... con tutto un mondo attorno però. Sono in molti quelli che si sono detti disposti ad abbandonare il ruolo di “questuanti” delle auto senza problemi, se l'alternativa fosse un lavoro in piena regola. Tutti hanno respinto con forza l'identikit dell'estorsore: “Danneggiare le auto se non ci danno soldi? Ma non esiste, mai fatto cose del genere. Io – dice un anziano e conosciuto parcheggiatore – sono trent'anni che faccio questo, e non ho mai ricevuto una denuncia. Quali estorsioni?”. C'è qualcuno tra di loro che, nonostante il giuramento di innocenza, si comporta diversamente? Probabile, ma il problema resta.

Abbiamo figli, famiglie, questo ci consente di tirare su qualche soldo per dargli da mangiare. Con questa ordinanza ci inguaiano, cosa dobbiamo fare? Andare a rubare? Troviamo una soluzione: la città è sporca, possiamo dare una mano a ripulirla. Ci dicano quel che vogliono farci fare, ci accontentiamo di qualsiasi cosa”. E poi arriva subito il collegamento inevitabile, a testimonianza che, se viene respinta l'idea che l'ordinanza non è una dichiarazione di guerra ai poveri, come sostenuto dai componenti del L@P Asilo 31, anche loro coi parcheggiatori a protestare, di sicuro c'è una guerra tra poveri: “Quell'ordinanza era per fermare i migranti che chiedono soldi e noi ci andiamo di mezzo”, l'assioma è il classico “A loro danno tutto, i 42 euro al giorno, la casa, da mangiare e poi per colpa loro a noi tolgono tutto”.

La disperazione fa scattare automatica la tentazione di prendersela con l'altro, una situazione polveriera, questa, che non va assolutamente ignorata. Espongono multe e daspo, chiedono un incontro con i rappresentanti delle istituzioni, rivendicano la loro correttezza in una situazione che resta comunque border line. Situazioni purtroppo classiche, menomazioni tipiche della malattia che infettato il tessuto sociale cittadino negli ultimi decenni: “Lavoravo nell'edilizia – dice uno di loro – e poi addio, il licenziamento, i pochi lavori per cui vieni chiamato, ovviamente in nero...e per arrotondare prendi due spiccioli facendo il parcheggiatore abusivo...ma cos'altro posso fare?”. Altri erano membri di cooperative, finite in malora, finite e basta nelle dinamiche legate alle ristrettezze economiche delle casse comunali. E dunque, si ritorna al punto di partenza: la legalità e le leggi vanno rispettate, è un dato da cui non si può prescindere, ma resta il problema sociale, e quello non si risolve con un'ordinanza.