Stadio: la convenzione trattata come i conti della serva

Anticipazioni e rivelazioni trattate come mangime da pollaio

Benevento.  

Si può, in una città che si appresta a vivere un miracolo, salendo alla ribalta nazionale dello sport più popolare del globo, perdersi dietro a un cavillare cervellotico e all'ennesima polemicuccia da quartierino? E' francamente incomprensibile quel che a Benevento sta accadendo per il rinnovo della convenzione per la concessione dello stadio alla locale società di calcio: trapelano dettagli sui contenuti della bozza, dettagli che lasciano a bocca aperta e che si trascinano dietro una domanda, perché?
Perché trapelano a distanza di una settimana dall'esordio assoluto nel massimo campionato, contingenza fantascientifica solo qualche mese fa, dettagli sui contenuti di una bozza, senza alcuna posizione ufficiale, senza dichiarazioni istituzionali?
Si parla di accrediti, di tanti accrediti da destinare alle istituzioni, di utenze e cavillucci vari e fastidiosi: dettagli trapelati e finiti sulle bocche e sulle bacheche dei beneventani, in una discussione che avrebbe potuto essere costruttiva ed edificante per una città che ha vissuto e vive un periodo per nulla edificante, e che invece si è trasformata nel chiacchiericcio chiassoso della sagra di paese.
A chi giova buttar lì di codicilli, rimpiattini e premiolini da lotterie di sagre estive, pretese di ostentazione da Grande Fratello Vip, mentre c'è una società che in pochi giorni ha fatto, a proprie spese, esclusivamente a proprie spese, dello stadio cittadino un gioiello?

Lavori che hanno lasciato a bocca aperta la commissione, che hanno spinto chi di solito è, per mestiere, rigido controllore ad allargare la bocca in un sorriso e a lasciarsi andare ai complimenti per l'efficienza e la solerzia.
Lavori costati oltre un milione e mezzo, che si vanno ad aggiungere agli altri già realizzati in passato dalla società. Lavori che il Benevento calcio si è accollato totalmente e senza colpo ferire, comprendendo le difficoltà economiche del Comune: l'unica scelta saggia sarebbe stata sedersi, discutere con serenità, magari rapportando i diversi impegni messi in campo, i milioni della società, i 40mila euro del Comune per realizzare una stradina. E invece no: è partito un gioco incomprensibile di rivelazioni, indiscrezioni e rimpiattini su utenze, accrediti e piccinerie varie...voci emerse, peraltro, quando quei lavori sono stati terminati. Tempistica quantomeno sospetta.

Resta dunque la domanda fondamentale: perché? Dove sta il senso dell'utilizzare quello che è a tutti gli effetti un evento storico per scaramucce che ricordano quelle dei capponi di Renzo?
Nell'impossibilità di dar risposte, vista l'insensatezza della situazione, l'amara costatazione: si va verso una stagione difficile, se sulla barca c'è chi rema e chi guarda remare, magari scattandosi qualche selfie qua e là. 
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Cristiano Vella