"Dopo l'alluvione nulla è stato fatto. Ora basta" FOTO

Il grido di allarme dei residenti di Pantano: “Quel fiume fa sempre più paura"

Benevento.  

Un vero e proprio appello alle istituzioni quello lanciato questa sera dai residenti di contrada Pantano durante una riunione organizzata solo dai residenti della zona. Un incontro spontaneo tra cittadini. Un “caffè con gli alluvionati” per discutere di cosa fare e tracciare il punto delle cose fatte: “nulla di nulla – affermano amareggiati in coro – Se non ci ha ucciso l'alluvione, lo sta facendo la burocrazia”. Poche parole che però ben tracciano e delineano lo stato attuale della messa in sicurezza della zona che nasce nella piana di confluenza tra i fiumi Calore e Sabato.

I residenti, riuniti presso la famiglia Catalano non hanno esitato a puntare il dito contro l'immobilismo. Oltre al discorso economico – nessuno ha ottenuto rimborsi o aiuti – quello che maggiormente preoccupa è lo stato del fiume. “E' ancora più pericoloso rispetto al giorno prima dell'evento”, spiegano “Ogni volta che piove o che c'è una piena tremiamo per la paura. Il greto è ridotto ad un rigagnolo. Tutto intorno alberi e tantissimi inerti che andrebbero rimossi”.

Una questione più volta rimbalzata all'onore della cronaca ma mai risolta. Ed è proprio questo stato dei luoghi a preoccupare le persone ormai esauste e stanche di aspettare. “Non sappiamo più a chi rivolgere il nostro appello. Il ricordo di quella notte – affermano i residenti – affiora ogni momento. Resta vivo ma nulla si muove”.

Oltre ai ristori economici promossi da governo e regione, i cittadini di contrada Pantano e più in generale di tutte quelle aree che sorgono a ridosso dei corsi d'acqua, chiedono solo che venga pulito il greto del fiume. Abbassato il letto del fiume e allargati gli argini.

Come si ricorderà, nell'aprile del 2016, durante i lavori di Sannio StART a Torrecuso un'idea “geniale” era stata lanciata: le imprese private, riunite in un Consorzio, avrebbero attuato i progetti redatti dagli Enti per abbassare, ovvero ripulire dai detriti accumulati in decenni di non manutenzione, il greto del fiume Calore a seconda delle necessità, in modo da mettere finalmente in sicurezza le aste fluviali. Il consorzio di imprese si era detto disponibile ad eseguire opere di pubblica utilità gratuitamente, o almeno dopo uno scomputo del guadagno realizzato dalla vendita e realizzazione degli inerti e la posa in opera degli stessi per costruire e sistemare strade dell'intera rete in tutta la provincia. Insomma, i Comuni avrebbero beneficiato di infrastrutture rimesse a nuovo a costo zero o quasi da parte delle imprese che finalmente potevano prelevare i materiali direttamente dai fiumi sanniti che necessitano, tutti, di manutenzioni straordinarie.

Ebbene, di quel progetto non se ne è più parlato. Forse perchè troppo semplice e funzionale.

Oggi invece centinaia di famiglie sono ancora costrette a fare i conti con la paura che si ripresenta ad ogni temporale. “Questa per noi non è più vita. Le nostre imprese agricole, commerciali sono ormai sempre più in pericolo. All'incontro hanno preso parte anche Marcello Stefanucci della Lipu e Piero Mancini.

Al.Fa