Avvocati contro l'Inps: flash mob di protesta

Nel mirino l'operazione Poseidone

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Benevento.  

Una protesta silenziosa contemporaneamente davanti ai tribunali di tutta Italia. E' il giorno del flash mob dei giovani avvocati per protestare contro l'operazione Poseidone, l'azione avviata dall'Inps insieme all'Agenzia delle Entrate per il recupero dei contributi legati alla gestione separata.

Una mobilitazione caratterizzata da mezz'ora di silenzio con presidi davanti alle sedi giudiziarie per attirare l'attenzione su una questione che penalizza e non poco sia la categoria forense che quella di altri professionisti. 
Sul caso si è espresso l'avvocato Massimiliano Fini: "L'operazione Poseidone tende a recuperare soldi a giovani professionisti e meno giovani, che già vivono un periodo difficile. Non si arrrivano a sostenere tutte le spese. Sono 100mila gli avvocati che combattono ciò, ma anche altre categorie. Abbiamo avuto ragione in tutti i gradi di giudizio e siamo in attesa della cassazione. I liberi professionisti, gli avvocati in questo caso rispondo per la previdenza a cassa forense ad un regolamento che è autonomo. L'Inps non ha autonomia sugli avvocati, che rispondono solo ed esclusivamente alla cassa forense. Chi ha ricevuto gli accertamenti deve combattere, bisognerebbe leggere le carte approfonditamente e cercare di arrivare ad una soluzione comune. Qui c'è una classe di professionisti che rischia di scomparire non riuscendo a pagare tutte le tasse. E' un momento drammatico. Bisogna bilanciare gli interessi, i valori". 
 

In base alle operazioni Poseidone e “Poseidone 2” l’Inps sta chiedendo ai professionisti di pagare contributi che in alcuni casi partono dal 2009. Pretese ritenute ingiuste e senza fondamento giuridico, richiamando l’autonomia della cassa forense.

“Degli 800mila professionisti coinvolti – conclude la nota – molti fanno parte della fascia giovane e di basso reddito (entro i 5000 euro), alcuni colleghi sono stati già costretti a cessare le loro attività cancellandosi dagli albi, ancora una volta nel silenzio dello Stato”.