Rogo Stir rifiuti, i sindaci chiedono stato di emergenza FOTO

Al Comune l'assemblea dei primi cittadini: "Provincia e Samte si assumano proprie responsabilità"

Benevento.  

La Regione Campania si attivi per far dichiarare dal governo lo stato di emergenza. Questa la richiesta contenuta in un documento comune, sottoscritto all'unanimità da 34 dei 78 sindaci del Sannio che hanno risposto all'appello di Mastella per discutere dell'emergenza ambientale da fronteggiare dopo l'incendio dello Stir di Casalduni.
Riuniti a Palazzo Mosti i primi cittadini si sono confrontati per elaborare una strategia comune per il territorio.
“Martedì mattina – ha spiegato la fascia tricolore di Benevento - una delegazione di questa assemblea incontrerà il Prefetto per sollecitare il riconoscimento dello Stato di emergenza”.

Una richiesta comune a cominciare da Pasquale Iacovella, primo cittadino di Casalduni che ha fatto il punto sul rogo che all'alba di giovedì ha distrutto uno dei capannoni dello Stir.
“In fiamme oltre 1600 tonnellate di rifiuti, in due giorni è stato spento solo il 10 per cento del rogo occorreranno altri 8/9 giorni per concludere. Ci siamo trovati a fronteggiare diversi problemi a partire dalla reperibilità dell'acqua che, purtroppo, non può essere attinta dalla Diga di Campolattaro. Ho dubbi anche sulla salubrità di quella contenuta nei serbatoi vicinissimi allo Stir. Un disastro per le 273 aziende agricole che insistono nei dintorni”.
Quindi Iacovella punta il dito contro l'Ato rifiuti: “Se non attiviamo subito e come prescritto dalla legge questo strumento continueremo ad avere le mani legate e ad assistere ad uno scempio che mina la nostra sicurezza”.

Molto critico sulla gestione rifiuti della Provincia e della sua partecipata Samte il sindaco di Fragneto Monforte, Raffaele Caputo: “Ci si è trovati a fronteggiare una serie di problemi assurdi: dalla mancanza di un impianto per lo spegnimento dell'incendio, al totale black out elettrico fino all'assurdo posizionamento delle ecoballe subito dietro alla porta dello Stir. Abbiamo sentito parlare prima di autocombustione, poi di incendio doloso, infine sono stati tirati in ballo i comuni morosi e la camorra. La realtà che emerge è quella di un'assurda incapacità della Samte”. Caputo ha quindi attaccato il presidente della provincia Claudio Ricci: “E' venuto a provocarci chiedendo ai cittadini dove fossero quando è stato realizzato l'impianto. Lo ha chiesto a quegli stessi cittadini che in quell'occasione furono sgombrati dalla polizia. Lo ha fatto – ha continuato – dimostrando scarsa capacità umana. Dia immediatamente le dimissioni”.
Caputo ha poi concluso. “E' assurdo, poi, pensare che sversare a Tufino ci costa meno che farlo allo Stir di Casalduni”.

Dai costi di conferimento è partito anche il sindaco di Pontelandolfo Gianfranco Rinaldi che ha puntato l'attenzione sulla sicurezza: “Sono stati incapaci e negligenti nel gestire una problematica così delicata. Si obbliga piccole aziende ad attuare tutti i sistemi di sicurezza mentre aziende di queste dimensioni ne sono completamente sprovviste. Ci aspettavamo un mea culpa da Ricci, abbiamo ottenuto solo piagnistei e la volontà di far ripartire al più presto l'impianto. Non siamo d'accordo. Chiediamo sicurezza e salute”.
All'assemblea anche la proposta del sindaco di Fragneto l'Abbate Lucio Mucciacciaro che ha avanzato l'idea di una protesta bloccando la statale con i trattori tra Casalduni e Fragneto.
E le rimostranze di Vito Fusco, di Castelpoto, che ha dichiarato la Samte una realtà in stato terminale.
“Le difficoltà nel reperire l'acqua necessaria in un bacino così ricco – ha invece evidenziato il sindaco di Santa Croce del Sannio, Antonio Di Maria – sono il sintomo evidente di cattiva programmazione cattiva gestione. Occorre una vertenza territoriale richiamando l'attenzione della Regione Campania. Lo Stir di Casalduni è colmo di rifiuti non nostri, così come l'autorizzazione all'impianto di compostaggio di Sassinoro è stata data senza le necessarie valutazioni. Basta subire scelte sbagliate”.