Incendio Stir, i sindaci chiedono la vigilanza dell'esercito

Dichiarare lo stato di emergenza ambientale e creare subito alternative per evitare grave crisi

Benevento.  

Stir di Casalduni in fiamme, i sindaci vogliono lo stato di emergenza ambientale e l'attivazione della sorveglianza delle forze dell'ordine h24 sull'impianto, magari anche attraverso l'invio dell'esercito.

Il faccia a faccia tra il prefetto Cappetta e i rappresentanti dei comuni sanniti interessati più da vicino all'impianto per il trattamento dei rifiuti è terminato anche con accuse dirette all'inerzia dell'Ato rifiuti, organismo che il sindaco di Casalduni non ha esitato a definire “un inutile carrozzone politico” dal quale proprio lui che ne fa parte avverte l'esigenza di dimettersi al più presto.

L'esercito, dunque. Ma il prefetto Cappetta sull'argomento ha preferito soprassedere per non caricare di significato una situazione di per sé già complessa e complicata da gestire.

Tutta la provincia di Benevento, attualmente, non sa dove portare i propri rifiuti.

Raffaele Caputo, primo cittadino di Fragneto Monforte, punta l'indice contro le assenze ingiustificate di Samte (la società partecipata che gestisce lo Stir), Provincia di Benevento e Regione Campania.

Il vice governatore Fulvio Bonavitacola aveva promesso indicazioni rapide in tal senso, ma come al solito la Regione si lascia travolgere dalle emergenze piuttosto che prevenirle e gestirle al meglio.

I primi cittadini hanno rappresentato anche il timore per la salute dei cittadini che risiedono nei comuni limitrofi all'impianto di Casalduni. I fumi tossici sprigionatisi in seguito all'incendio sono stati monitorati e le quantità di diossina, secondo stime Arpac, sarebbero nei massimi consentiti dalla norma. Ma, attualmente, quando ancora le fiamme sono ancora attive nell'impianto, non sono disponibili dati sul campioni di terra, per le colture, e di acqua per l'irrigazione.

Più e più volte messo a fuoco negli ultimi mesi, lo Stir di Casalduni a questo punto dovrebbe essere ritenuto sito sensibile da parte della Procura di Benevento.

I raid dolosi, come è noto, nella stragrande maggioranza dei casi, servono a coprire conferimenti di rifiuti pericolosi che se individuati farebbero risalire a chi, per risparmiare, non usa i canali legali. Ma dietro questi attacchi c'è anche la volontà di creare emergenze per aprirsi varchi e poter speculare.