Non dimenticare. Perché l'incubo di una follia condivisa deve essere monito e testimonianza per il presente e il futuro. Per un tempo, come quello che viviamo, dominato da sentimenti di violenza e intolleranza.
Per questo la celebrazione del Giorno della Memoria è essenziale, indispensabile, necessaria.
Ricordare la persecuzioni degli Ebrei è un dovere. A questo impegno ha risposto la Prefettura di Benevento.
Taglio del nastro, questa mattina, al Museo del Sannio per la mostra “1938-1945 La persecuzione degli ebrei in Italia – Documenti per una Storia” a cura della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec).
Un tema di cui: “Si deve continuare a parlare – spiega il direttore della Fondazione Cdec Gadi Luzzatto Voghera - perché l'Italia attuò le leggi razziali in maniera diretta e serena, senza opposizione apparente, escludendo una parte importante di sé, una parte della propria civiltà dalla convivenza civile. Lo fece privandosi di intelligenze, energie economiche e sociali e non fu solo un episodio storico isolato ma uno strascico importante legato alla sensazione di separatezza colpì la comunità ebraica che anche dopo la guerra si sentì meno sicura della propria emancipazione, del proprio ruolo di uguale tra eguali nella realtà repubblicana”.
La memoria al centro delle celebrazioni di oggi a Benevento a cui hanno preso parte tutte le istituzioni cittadine.
La memoria di una tragedia terribile che va tramandata soprattutto ai più giovani. “I ragazzi sembrano comprendere perfettamente, anche visitando mostre come questa accolta da Benevento” prosegue Luzzatto Voghera che ha tenuto una Lectio Magistralis “Dalla persecuzione dei diritti alle deportazioni: questioni di storia, riflessi nel presente”. Un appuntamento introdotto e coordinato da Enza Nunziato a cui hanno partecipato anche i ragazzi delle scuole cittadine.
“L'antisemitismo – chiarisce ancora Luzzatto Voghera – è una realtà sociale non solo italiana ma europea. Era una realtà negli anni '20 e '30 ma lo è anche adesso. Ci sono senatori della repubblica che lo propagandano sul web in maniera convinta senza rendersi apparentemente conto della pericolosità della parole usate e delle conseguenze che possono avere. Dobbiamo farci i conti - prosegue ma dice anche - per fortuna abbiamo forti anticorpi. Ad ottant'anni dalla proclamazione delle leggi anti ebraiche stiamo abbandonando ormai, l'era del testimone. Liliana Segre è l'ultima che può raccontare, ha 88 anni. I giovani, però, sembrano pronti a raccogliere il testimone e a portare avanti questo compito di educazione civile essenziale per combattere quel sentimento antisemita che ancora pervade la nostra società”.
Di grande interesse la mostra "1938 - 1945 - la persecuzione degli Ebrei in Italia. Documenti per una storia", curata dalla Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) organizzata dal ministero dell'Interno - dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione e prefettura di Benevento - sotto l'alto patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri, Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah (lo sterminio del popolo ebraico durante la Seconda Guerra mondiale).
Allestita con fondi del ministero dalla prefettura campana - l'anno scorso a organizzare fu quella di Napoli - vuole essere un contributo al racconto dei fatti storici per favorire e alimentare anno dopo anno, in occasione del Giorno della Memoria, una riflessione collettiva, perché attraverso narrazione e conoscenza, trasferita come un testimone ai giovani, quel passato non torni più.
Il percorso espositivo, che rimarrà aperto al pubblico per 3 settimane: realizzato con un approccio scientifico e arricchito da un pannello dell'archivio di Stato di Benevento con documenti sui militari prigionieri di guerra deportati e sui confinati politici internati, si articola in 15 sezioni che vanno dalle premesse sul contesto - Ebrei nell'Italia unita, Antisemitismo e razzismo, Ebrei e Italia fascista - alle leggi razziali, che privarono di molti diritti gli ebrei italiani, dall'inizio delle deportazioni fino alla resistenza e all'immediato dopo guerra, "Il ritorno alla vita".
