Ventisette insegnanti del Liceo Classico Giannone di Benevento si schierano contro la riforma dell'Esame di Stato e firmano un documento inviato al Ministro della Pubblica Istruzione.
Cinque i punti su cui si basa il documento:
"1) la riforma dell’Esame di Stato sta comunicando all’intero mondo scolastico, in particolare a studenti e docenti, un senso di precarietà che sicuramente non giova al sereno svolgimento dell’anno;
2) appare francamente incomprensibile che una riforma di tale portata (che coinvolge il valore del credito scolastico all’interno del voto finale dell’esame, approvata negli anni passati ma ora a regime, le due prove scritte e l’esame orale) venga proposto per l’anno stesso di approvazione;
3) a prescindere dai rilievi sui contenuti (le modifiche della prima e della seconda prova, i contenuti dell’orale) che avrebbero meritato una discussione che coinvolgesse il personale docente, ciò che appare inaccettabile è che si pretenda un adeguamento in tempo reale alle direttive ministeriali calate dall’alto. Non basteranno certo alcune simulazioni a rendere la strategia meno indigesta.
4) L’Esame di Stato ridefinisce a ritroso il percorso fatto da uno studente e dal corpo docente. Ha senso innestare un nuovo Esame su un percorso strutturato su un’altra tipologia di Esame? Insomma, si è chiesto ai docenti nell’arco di pochi mesi di fare un lavoro che andrebbe progettato quanto meno nell’arco di un triennio, trasformando, dunque, i ragazzi che si diplomeranno a luglio 2019 in cavie!
5) Un altro elemento di criticità che si sta manifestando negli ultimi mesi è la difformità di indicazioni provenienti da figure legate al Ministero come Ispettori o D.S. con incarichi per scuole-polo. La sensazione diffusa è che manchino indicazioni omogenee dall’alto, che ognuno tenda ad interpretare la lettera a modo proprio, moltiplicando la confusione e prospettando uno scenario per cui ogni Commissione agirà con molta discrezionalità. Facciamo un esempio: secondo alcuni l’esame deve essere scandito in tre fasi distinte (alternanza scuola-lavoro, cittadinanza e costituzione e poi le famose buste). Secondo altri, invece, i primi due momenti rientrano nella “scelta” delle buste da parte dei candidati. Chi ha ragione? E quale deve essere il contenuto di queste famose buste, giustamente irrise dai ragazzi e da molti commentatori? Qual ne è la “ratio” poi?
Sarebbe stato opportuno varare la riforma dopo ampia discussione che coinvolgesse il mondo della scuola in tutte le sue componenti, e mandarla a regime tra almeno tre anni, avendo dato la possibilità di rivedere metodi e progettazione scolastica alla luce di queste importanti novità, utilizzando un metodo che Karl Popper definiva “a spizzico”.
Per tutti questi motivi, pur impegnandoci a svolgere al meglio il nostro dovere, avendo come stella polare il bene dei nostri alunni e la credibilità dell’istituzione scolastica, riteniamo doveroso fare ascoltare la nostra voce, frutto di esperienza sul campo che sembra mancare a chi elabora “in vitro” tale riforme nella “turris eburnea” ministeriale”.
