Come può allagarsi una zona ubicata a poco più di 100 metri da un fiume che scorre semivuoto a circa dieci metri più in basso?
Non servono tecnici per una risposta sia pure all'apparenza banale: non ci sono cunette adeguate, e maggiormente manutenute, che riescano ad accogliere e raccogliere l'acqua piovana che proviene da un'area che sorge più in alto.
È quello che è successo ieri pomeriggio dinanzi allo stadio “Ciro Vigorito” a Benevento durante il nubifragio di acqua e grandine che ha colpito con violenza la sovrastante contrada Madonna della Salute, San Leucio del Sannio e tutta la zona che sovrasta via Santa Colomba e via Luigi Sturzo.
Dopo circa dieci minuti di pioggia intensa, che ha anche provocato crolli di muri e di un capannone al Casale Maccabei, un vero e proprio fiume di acqua e fango è sceso lungo via Tretola, si è incanalato lungo via Sturzo e si è riversato nel piazzale dello stadio “Vigorito” dove la grata posta nell'area di prefiltraggio non ha funzionato perchè evidentemente otturata o non sufficientemente grande. Si è quindi formato un lago di melma che ha invaso l'ingresso dell'impianto sportivo senza riuscire ad essere 'assorbito' dai tombini e dalla rete di scoli di circa 500 metri di strada comunale.
Sono praticamente inesistenti le cunette nei pressi degli svincoli della tangenziale. Grate e tombini da anni senza manutenzione hanno permesso che l'acqua trasportata lungo il tracciato della strada, che si è trasformata in un vero e proprio torrente, si trasformasse in un torrente di fango finito nell'area dello stadio riservata ai giocatori e alla dirigenza per accedere agli spogliatoi e ai tifosi della Curva Sud e della Tribuna.
Un disastro a poche ore dalla partita di domani sera tra il Benevento Calcio e il Cittadella. Dinanzi a quella scena la squadra che si occupa della manutenzione dello stadio, dopo aver informato il Comune di quello che stava accadendo, è entrata immediatamente in azione con uomini, mezzi e risorse finanziarie della società del Benevento calcio. Un lavoro arduo e complicato andato avanti per tutta la notte per non pregiudicare l'incontro di calcio valevole per la semifinale di ritorno dei playoff.
Dopo oltre 12 ore di lavoro tecnici e operai incaricati dal Benevento Calcio sono riusciti per fortuna a limitare i danni – riuscendo a rimuovere il fango prima che si seccasse - e a 'salvare' letteralmente l'incontro di calcio di domani sera. In mattina sono poi intervenute le squadre incaricate dal Comune che hanno finito di spalare la melma e cominciato a pulire le poche cunette esistenti lungo via Sturzo.
Il problema, però, resta ed è grave. Non è immaginabile intervenire solo dopo che accadono eventi del genere.
Non è possibile rilasciare autorizzazioni per costruire nuovi insediamenti abitativi e commerciali a monte senza prevedere un piano di raccolta delle acque. Non è normale non prevedere una manutenzione costante degli scoli e di sostituire in fase progettuale ed esecutiva le vecchie e funzionali cunette scavate nei terreni con piccole lingue di cemento (zanelle) profonde 50 centimetri ai lati di svincoli e strade.
Poi c'è il problema della lunga e funzionale grata dinanzi il prefiltraggio che ad ogni temporale si ottura e non recepisce più l'acqua piovana. Bisognerebbe capire al più presto la funzionalità dello scolo per evitare o almeno di limitare i danni in caso di acquazzoni violenti. Ma il problema più grave è a monte, ovvero dalla collina di Madonna della Salute e zone limitrofe.
È lì che il Comune e la Gesesa che per conto dell'Ente gestisce il sistema fognario dovrebbero programmare ed eseguire una volta per tutta un reticolo di raccolta delle acque che sia in grado di non far accadere quello che poche ore fa ha rischiato di rovinare una bella pagina di sport che il Benevento Calcio sta scrivendo per il Sannio intero.
