Nel mare di dubbi ed equivoci generati dalla sentenza della cassazione relativamente alla Cannabis light e tra sequestri, proteste e altro diverse sono le reazioni, in particolare a Benevento.
C’è chi ha deciso di chiudere i negozi a tema, chi continua a lavorare e chi invece, pur non essendo un negozio a tema, ma vendendo prodotti collegati come le discusse “infiorescenze” apre a discussioni interessanti.
Ciro Salvati, titolare di un tabacchi in pieno centro a Benevento, dopo consulto con il sindacato di categoria e per evitare sequestri o problemi simili ha eliminato dalla vendita prodotti come le infiorescenze di cannabis, appunto, prodotto che naturalmente rispetta in pieno i limiti previsti dalla legge e che separano ciò che è “drogante” da ciò che non lo è.
Tuttavia, dopo aver annunciato anche con un cartello la sospensione della vendita di tali prodotti dando anche solidarietà al settore, che conta circa 20mila lavoratori tra chi ha avviato negozi a tema, coltivatori e altro, ha avviato una riflessione sul caso: in sostanza Salvati spiega che sospende la vendita di infiorescenze, ma non di cartine, filtri, grinder (tritaerba), bonghi, pipette o altro materiale usato in pratica esclusivamente per l’uso di cannabis. Vendita che va a gonfie vele, è perfettamente legale (con un grinder in teoria puoi tritarci il prezzemolo, le cartine servono a “pulire lo strumento musicale”, un bongo potrebbe essere usato per i suffumigi e così via) segno evidente che punire il ramo legale non chiude le porte all'illegalità, anzi, forse la foraggia. "Come combattere l'alcol vietando la birra analcolica" come ricordò uno dei titolari dei negozi a tema.
Sui social, infatti, Salvati scrive: “sono ormai 8 anni che nella nostra rivendita siamo specializzati in accessori ed attrezzi atti al consumo di cannabis. sono 8 anni che vendo cartine, tritaerba, bonghi, bonghetti e pipette. li vendo praticamente a chiunque, dagli under 14 agli over 50 senza distinzioni di sesso, razza, religione e ceto sociale. per venire incontro a questa richiesta, sfruttando vari buchi nella normativa, nel 2016 nasce il business della cosidetta "cannabis light", un derivato della canapa dallo stesso sapore della marijuana ma dagli effetti psicotropi praticamente nulli. Nel giro di qualche settimana questo business strappa alle mafie milioni e milioni di euro di introiti, facendoli rientrare nel circuito legale. In pochi anni nascono decine e decine di aziende che coltivano e distribuiscono questo nuovo prodotto creando occupazione e ricchezza (legale), nasce una rete di 17mila rivenditori sparse in tutta la nazione. Ci pensate, in un periodo storico dove il commercio al dettaglio è ridotto alla miseria, nascono all'improvviso dalla sera alla mattina 17mila nuove imprese, decine di migliaia di giovani strappati alla disoccupazione, una cosa impensabile in questi tempi.
In piena campagna elettorale il ministro selfini (Salvini, ndr)si dice "contro qualsiasi tipo di droga senza se e senza ma e a favore del divertimento sano", magicamente iniziano i primi sequestri, non alle mafie, ma in quei negozi che vendono, nel rispetto della legge, i derivati della canapa. La questione arriva dinanzi alla cassazione che il 30 maggio si pronuncia contro la vendita della cd "cannabis light", condannando a morte un mercato da circa 80 MILIONI DI EURO.
Nel frattempo, ad una settimana dalla sentenza della suprema corte di cassazione, io continuo a vendere cartine, tritaerba, bonghi, bonghetti e pipette ai vostri figli, ai vostri insegnanti, al vostro commercialista, al vostro salumiere, ecc ecc..., secondo voi la materia prima dove la compreranno oggi tutti questi miei clienti?”
