“Tutti i tumori possono essere curati ma non nel Sud Italia”. Lo scienziato sannita Antonio Iavarone, che con il suo team alla Columbia University ha fatto importantissime scoperte nella lotta al cancro, torna a ribadire una verità cruda e disarmante.
Lo ha fatto dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell'Università del Sannio dove ha tenuto un seminario per i ricercatori del gruppo di bioinformatica dell’ateneo sannita che con lui collaborano, impegnati sullo sviluppo di metodologie specifiche per i Big Data e finalizzate all’individuazione delle caratteristiche molecolari e dei marcatori predittivi dei tumori.
“Sono impegnato in una serie di meeting tra Asia e Europa – ha chiarito Iavarone – ma oggi presenterò al team di Michele Ceccarelli e Stefano Pagnotta i risultati ottenuti che possono dare risposte terapeutiche anche a forme di tumori al cervello che non hanno avuto finora grandi risultati nella clinica. Ora proviamo a modificare l'approccio con cui i pazienti vengono trattati prendendo spunto dalle analisi genetiche, molecolari dei tumori che vengono poi bersagliati con terapie personalizzate di alta precisione”.
Risultati che praticamente non trovano applicazione in Italia. Il nostro Paese sconta un'enorme differenza con il resto del mondo occidentale. “La terapia personalizzata – spiega Iavarone - si basa su un'analisi approfondita dei tumori che in Italia manca perchè mancano le strutture adeguate, i clinici, la ricerca. Manca in Italia e, in particolare nel Meridione. Ho provato con grande impegno – rincara la dose -, a creare un grande centro nel Sud Italia ma l'indifferenza sistematica delle istituzioni e poi della comunità ha fatto sì che il progetto naufragasse nel nulla”.
Non manca una critica spietata alla politica e ai diversi governi che per Iavarone: “Si sono distinti per l'assoluta indifferenza per la ricerca che non è mai stata una priorità. Mancano sopratutto le intenzioni seri. L'Italia è fuori, è un'abitudine, una mentalità, un modo di comportarsi difficile da superare”.
