Di Pietro: "Più farmaci combinati contro i tumori"

Intervista alla dottoressa Alessandra Di Pietro, immuno - oncologa

di pietro piu farmaci combinati contro i tumori
Benevento.  

Ai tempi dell'emergenza sanitaria scatenata dal coronavirus, le altre patologie purtroppo non svaniscono nel nulla. Ecco perchè abbiamo deciso di porre alcune domande alla dottoressa Alessandra Di Pietro, beneventana – studi e ricerche tra l'Italia e gli Stati Uniti -, Senior Director Immuno-oncology della Pfizer Oncology di San Diego, in California.

Lei è da sempre impegnata nella ricerca oncologica, come è andato avanti il suo lavoro durante l'epidemia?

"Il lavoro in queste 12 settimane e’ aumentato per tutti gli operatori sanitari sia impegnati in ospedali sia impegnati in case farmaceutiche. I primi a far fronte alla Malattia nell’immediato curando molteplici singoli pazienti e cercando di capire i meccanismi di patogenicità cioè quei meccanismi che portano il virus a causare quadri diversi di malattia. I secondi a produrre vaccini e terapie specifiche contro questo virus e quelli simili che se ne generano, ma anche a raccogliere dati metodicamente, attraverso un network di ospedali a livello internazionale, al fine di disegnare in modo più approfondito le caratteristiche cliniche dei vari quadri di malattia causati dal coronavirus e le specifiche strategie possibili di trattamento e di prevenzione. I pazienti oncologi sono tra i più a rischio".

Dal suo osservatorio, è possibile che siano stati seguiti con un'attenzione minore di quella richiesta?

"In ambito oncologico il quadro è estremamente complesso poiché le tipologie di trattamento oncologico sono molteplici ed hanno diversi effetti sul sistema immunitario. Il sistema immunitario è quel sistema di difesa dell’organismo che nei pazienti oncologici è sottoposto a stress sia a causa della malattia di base sia a causa delle terapie che a volte causano una soppressione del sistema immunitario ed a volte causano una iper attivazione che ha proprio lo scopo di combattere contro il cancro. Il sistema immunitario è anche quello che è chiamato a difenderci anche contro il virus e pertanto le interazioni sono complesse nei pazienti oncologici. Al momento non ci sono dati su grossi campioni di pazienti oncologici risultati positivi alla infezione da coronavirus , che possono fornirci delle linee guida in un senso o nell’altro relativamente ai trattamenti oncologici in caso di positività alla infezione da coronavirus. Per tale motivo, in collaborazione con molteplici centri ospedalieri, si stanno raccogliendo i dati ed i medici ‘in canoo’ che trattano questi pazienti sono chiamati di volta in volta a comprendere se proseguire un determinato trattamento oncologico o interromperlo temporaneamente nel caso nel quale un paziente risulti positivo alla infezione da coronavirus".

La pandemia ha secondo lei rallentato gli studi oncologici?

"All’inizio della pandemia alcuni studi clinici erano stati temporaneamente sospesi, ma successivamente sono stati riaperti, almeno in alcuni paesi, dando tuttavia estrema flessibilità agli ospedali sia in considerazione dei grossi carichi di lavoro dovuti al massiccio numero di pazienti (non necessariamente oncologici) con gravi quadri di malattia da coronavirus sia in relazione alla necessità di lasciare assoluta libertà ai medici che trattano quotidianamente pazienti oncologici ed hanno quindi un quadro più completo ed olistico del singolo paziente. L’ulteriore principio che ha guidato questa riapertura degli studi è stata la considerazione che per molti pazienti oncologici proseguire il trattamento poteva essere più importante che non interromperlo date le limitate scelte terapeutiche Che si hanno per alcuni tipi di tumore. Resta tuttavia una situazione in continuo divenire poiché le scelte vengono fatte man mano che si comprendono i meccanismi di azione e di patogenicità della malattia nonché la virulenza che, peraltro, cambia in ogni caso da paese a paese E molto spesso addirittura da regione a regione, come abbiamo potuto apprezzare in Italia e negli Stati Uniti". 

Quali sono le prospettive per la cura delle patologie neoplastiche?

"Gli ultimi anni hanno rappresentato delle grosse vittorie in campo oncologico grazie alla approvazione di numerosi nuovi farmaci, Alcuni dei quali agiscono specificamente su alcuni tipi di tumore poiché cambiano la biologia Ed i meccanismi intra cellulari di quegli specifici tipi di tumore; altri farmaci invece, come quelli che agiscono sul sistema immunitario, hanno dimostrato una grossa efficacia su diversi tipi di tumore. Molto spesso le combinazioni di più farmaci si sono dimostrate le strategie attualmente più vincenti. Le combinazioni possibili sono molteplici: ad esempio combinazione di più farmaci che agiscono sul sistema immunitario oppure tra un farmaco che agisce sul sistema immunitario con un farmaco più specifico per un determinato tipo di tumore, ad esempio farmaci che impediscono la formazione di vasi sanguigni all’interno del tumore e pertanto lo affamano oppure farmaci che interferiscono con dei geni particolarmente attivi all’interno di specifici tumori. È verosimile che nel futuro i trattamenti di combinazione e il cosiddetto sequencing (Cioè la capacità di adoperare strategie terapeutiche in successione basata sulle conoscenze biologiche del tumore e del sistema immunitario dei pazienti) Siano le terapie più adatte a far ottenere il controllo della patologia tumorale al fine di ottenere una cronicizzazione della malattia (cioè per trasformarla in una malattia con la quale si possa convivere, come ipertensione, diabete etc) oppure ove possibile una guarigione".