“Apprendo dalla stampa che l’associazione “Gambero Rosso” premia con i prestigiosi “Tre bicchieri” ben 23 etichette campane, e di queste 4 sono sannite, tutte Falanghina. Una notizia che è un motivo di orgoglio per le aziende produttrici e che, nel contempo, fa aumentare la rabbia dei nostri zappatori-vignaioli che vivono un disagio esistenziale ai limiti della sopportazione”.
Non usa mezzi termini, Amedeo Ceniccola, ex amministratore della Valle Telesina e fondatore della Casa di Bacco per lanciare un allarme sulla difficile situazione in cui versano le casse maggiormente delle piccole aziende agricole sannite.
“Vale la pena ricordare che in questi giorni la preziosa uva Falanghina viene pagata da 22 a 40 centesimi di euro al chilo (sic). Un prezzo ancor più basso rispetto a quello dello scorso anno. L’angoscia dei nostri zappatori-vignaioli è stata lasciata nell’ombra e non interessa a nessuno.
Tutti i 'Signori del Vino' restano in religioso silenzio per non disturbare coloro che sono impegnati ad organizzare convegni e brindisi per celebrare i riconoscimenti ottenuti. Da parte mia – incalza Ceniccola -, senza fare polemica, nel ricordare che il problema prioritario per le nostre 11 mila aziende del comparto vitivinicolo è innanzitutto la cronica bassa redditività che sempre più spesso non riesce a coprire tutti i costi per coltivare una vigna e rappresentati dal carburante, fertilizzanti, energia, antiparassitari, manodopera e dal costo degli oneri burocratici, non posso non ribadire la proposta lanciata nel mese di gennaio dello scorso anno (e da tutti ignorata) di approfittare del riconoscimento ottenuto da Recevin per dare una scossa al sistema ed arrivare quanto prima a strutturare anche in Campania la cosiddetta agricoltura contrattualizzata al fine di garantire un reddito accettabile ai nostri zappatori-vignaioli (un accordo di filiera che deve coinvolgere tutti gli attori del sistema e inteso come un contratto di trasparenza). E’ arrivato – conclude Ceniccola - il momento di darsi una mossa …”.
