Basile: chi lotta capisce la sfiducia in sindacati e politica

La riflessione del ristoratore in 'presidio permanente' davanti alla Prefettura di Benevento

basile chi lotta capisce la sfiducia in sindacati e politica
Benevento.  

"Oggi siamo al secondo giorno di presidio permanente convocato da lavoratori di differenti comparti e categorie come quelle delle partite Iva che storicamente non di certo presentano affinità con le forme delle lotta o della rivendicazione.
La lotta a partire da una comune condizione di difficoltà è capace di creare nuovi legami e relazioni, di sviluppare elementi di presa di voce e di autorganizzazione sociale a differenza dell’intervento verticale, calato dall'alto di un rapporto di subordinazione che invece  determina forme di dipendenza delle persone alle quali diamo una mano".
Parte da qui la riflessione del ristoratore Pasquale Basile e prosegue: "Non agire per soddisfare i bisogni sociali dei cittadini magari individuando dall'alto della nostra verità la migliore ricetta per loro ma agire con i cittadini per soddisfare i bisogni sociali, distinguendosi  al meccanismo verticale dell’intervento della gran parte delle organizzazioni che lavorano in questo ambito.
Quando leggo in giro presunte polemiche sulle strumentalizzazioni penso a quanto sia in basso e scadente il dibattito. Basta essere una sola ora in un contesto di lotta per comprendere la realtà della legittima e totale sfiducia nei confronti delle organizzazioni di categoria o sindacali o delle organizzazioni politiche. 
In realtà il rischio "strumentalizzazione" non esiste a causa di una distanza abissale tra due mondi totalmente separati quello del sociale che ha sviluppato anticorpi ma soprattutto un senso di totale avversità alle forme classiche dell'intervento politico, quest'ultimo non solo incapace di essere rappresentativo delle istanze sociali ma sostanzialmente disinteressato a farlo perché non "conveniente" sul piano elettorale. 
Cosa dire nella sostanza a categorie intere di persone trattate alla stregua di uno scarto sociale, effetto  collaterale di una crisi pandemica e sanitaria gestita soltanto per soddisfare i profitti di pochi e chi resta indietro sostanzialmente "si attacchi"?
Meglio parlare di altro, riempirsi la bocca di tanti termini anglofoni che fanno figo nella consapevolezza che soltanto chi li capisce possa comprenderli, continuando ad alimentare un distacco verso un mondo sempre più vasto di persone che non sanno come andare avanti a partire da domani.
Usciti dalle bolle nelle quali siamo confinati che spesso scambiamo con la realtà esiste il mondo reale che non riesce a campare  dove il senso prevalente è quello della rassegnazione e frammentazione, di sfiducia nella politica e nell’azione collettiva.
La socialità dell’organizzazione politica e sindacale è evaporata, e la risposta che si continua a mettere in campo è la verticalizzazione estrema in chiave personalistica, leaderistica e mediatica delle forme dell'organizzazione politica, delegittimazione delle basi, delle attività di radicamento sociale sostituita con la comunicazione  come panacea di tutti mali, l’idea esclusiva del governo del "migliore" riducendo la base sociale ad essere solo potenziali “clienti-elettori” a cui vendere il proprio prodotto".