Una bocciatura su tutta la linea. I sindacati dicono “no” alla bozza di decreto presentato dal ministro Marianna Madia sulla questione mobilità dei dipendenti delle Province. Un tema caldo che riguarda almeno 20mila lavoratori, parte dei quali riferiti agli Enti di Avellino, Benevento e Salerno. Va detto che la proposta è ancora modificabile, soprattutto se si considera che è in programma un vertice in sede di Conferenza unificata. Ma il sentiero per un accordo che soddisfi tutti appare quantomai impervio.
Andiamo a vedere nel dettaglio come si compone la bozza del decreto: per i dipendenti distaccati presso altri uffici, non ci sono problemi e resteranno dove sono. La maggior parte degli “esuberi” sarà assorbito dalle Regioni, che si faranno carico anche di diverse competenze non più di responsabilità provinciale. Un'altra fetta è invece destinata agli Enti locali, il resto invece dalla pubblica amministrazione centrale. In questo caso, priorità assoluta – com'è noto – è stata assegnata al ministero della Giustizia per la cronica penuria di personale nelle cancellerie e negli uffici. Gli agenti della polizia provinciale saranno per buona parte assorbiti dalla municipale e altre sedi, ancora da definire. Per i lavoratori dell'albo trasporti, in programma il trasferimento al ministero di riferimento.
Una volta che il decreto sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale, ci sarà un mese di tempo per le domande di mobilità e due per predisporre le liste dei posti disponibili nelle varie amministrazioni. L'intento del Governo è di improntare tutta la procedura alla massima trasparenza: i dati infatti saranno pubblicati online, per “incrociare” dipendenti in eccedenza e posti vacanti. Qualora non si dovessero ricollocare tutte le persone coinvolte, si procederà ad un'altra procedura per la mobilità. Stabiliti anche i criteri per l'assegnazione dei posti in caso di “conflitti”: avrà la precedenza chi vanta una maggiore vicinanza territoriale al posto di lavoro, chi usufruisce dei benefici della legge 104 e chi ha bimbi di età inferiore a 3 anni.
Sulla carta, il processo dovrebbe dunque tenere conto di tutte le esigenze e soprattutto salvaguardare i posti di lavoro. In concreto, i sindacati hanno bocciato sonoramente la bozza presentata dall'Esecutivo, che a loro detta “mette a rischio i livelli salariali e professionali dei lavoratori”. Le sigle hanno inoltre fatto sapere che sono pronte ad opporsi al decreto “in tutte le sedi e con tutti gli strumenti a nostra disposizione”. La battaglia sui dipendenti provinciali, dunque, continua.
Giovanbattista Lanzilli
