Tre anni senza Francesco: «Ma tra Instagram e il rap lo portiamo nel mondo»

Mamma Lina e papà Achille, a tre anni dalla tragedia: «Aspettiamo giustizia, e parliamo ai ragazzi»

tre anni senza francesco ma tra instagram e il rap lo portiamo nel mondo
Benevento.  

L'orologio è fermo da tre anni, il tempo non esiste più...o comunque ha una dimensione diversa, dilatata. Da tre anni Francesco non c'è, strappato al mondo a soli 16 anni: un attimo prima pensava a come divorare il mondo nei restanti giorni d'estate, l'attimo dopo veniva fatalmente travolto mentre era in sella al suo motorino. 
Ma Francesco c'è. C'è perché vive il suo messaggio attraverso la battaglia e la testimonianza di papà Achille e mamma Lina. Da tre anni. 
«Tre anni di dolore, ti attese lancinanti, di rimandi...di non rispetto...ma siamo qui, non abbassiamo la testa» racconta papà Achille. 


«Il mio tempo, il nostro tempo ha cambiato dimensione: le lancette dell'orologio sono ferme a quella notte, anzi, orologi non ne uso più. Aspetto di avere giustizia  e intanto porto avanti la mia battaglia di testimonianza per Francesco, lo devo a lui». 
Una battaglia per fare in modo che non vengano più strappati alla vita ragazzi come Francesco: «Proprio in queste ore sentivo di una ragazzina giovanissima morta in Molise e ho provato un dolore lancinante: era dietro in motorino ed è stata travolta. Bisogna capire che non si tratta di fatalità: bisogna capire che le auto sono armi caricate a pallettoni e vanno gestite con delicatezza». 


Lina e Achille hanno partecipato a diverse iniziative, con diverse associazioni e con la polizia per sensibilizzare sul tema, ma non solo. Achille ha anche trovato il modo di raggiungere direttamente i coetanei di Francesco, parlando il loro stesso linguaggio: «Ho preso il profilo Instagram di mio figlio, lanciando messaggi: poi ho conosciuto il rapper Junior Cally...un soggetto terribile, ma con un cuore grande così, ha scritto una canzone per Francesco che si chiama “Ferite”, da lì hanno iniziato a contattarmi tantissimi ragazzi per conoscermim tutti giovanissimi, tutti neopatentati...e così posso dire a tanti di loro di stare attenti, che la vita è una sola. E' stata una cosa un po' inaspettata ma quel gesto, quella canzone resterà per sempre...e anche ciò che ha generato». 


E poi c'è la giustizia: «Ci credo ancora, e sono fiducioso: anche questo lo devo a Francesco. Ma sono anche arrabbiato: capita che in tribunale ci trattino come un fastidio, come degli scocciatori...e questo non mi va. Sono deluso per i tempi, per i continui rinvii: per il modo in cui in Italia vengono trattati questi casi. E' vero: sono arrabbiato, e il processo e il desiderio di giustizia sono forti, ma so benissimo che quando avrò avuto giustizia, il giorno dopo non riavrò Francesco e l'aver avuto giustizia non avrà riempito un vuoto che resterà per sempre. Ma voglio giustizia anche per proseguire il mio lavoro di testimonianza:  Non è una casualità se altrove questo tipo di eventi sono meno della metà di quelli che accadono in Italia: ci sono leggi certe, e severe». 


Ma anche coi morsi del dolore nella carne, nessuna intenzione di mollare: «Non mi fermerò: il mio esempio è la mamma di Marco Vannini, non si è arresa e ha avuto giustizia. Faremo lo stesso. E allo stesso tempo continuerò a portare il messaggio di Francesco ovunque: non cambierò la storia probabilmente, ma lascerò una testimonianza...lo devo a Francesco».