Fra Sabino Iannuzzi ordinato Vescovo sotto lo sguardo della Madonna delle Grazie

FOTO - Ordinazione Episcopale a Benevento tra abbracci lacrime e preghiere

fra sabino iannuzzi ordinato vescovo sotto lo sguardo della madonna delle grazie
Benevento.  

Fede, commozione, amicizia e un nuovo percorso da tracciare sotto lo sguardo della Madonna delle Grazie che per l'occasione è stata trasferita dalla Basilica di viale San Lorenzo al Palatedeschi di Benevento. Toccante l’Ordinazione Episcopale di Fr. Sabino Iannuzzi, ofm, nominato da Papa Francesco Vescovo di Castellaneta, in provincia di Taranto lo scorso 5 marzo.

Un evento ecclesiale che si è svolto nell'affollato ma ordinato palazzetto dello sport di via Rivellini. Tanti i vescovi accorsi da numerose diocesi di Campania e Puglia, tantissimi i fedeli che hanno partecipato alla luturgia. 

Il Vescovo Sabino Iannuzzi, frate minore della Provincia "Madonna delle Grazie" del Sannio e dell'Irpinia e Guardiano del Convento di Vitulano, è da oggi Vescovo di Castellaneta. Una grande emozione per la comunità del Sannio e quella Irpina. Nativo di Avellino, è infatti residente da anni nel beneventano, amato e conosciuto per l'impegno ricoperto nella comunità dei Frati Minori del Sannio e dell’Irpinia di cui è stato ministro provinciale e presidente dell’UFME, l’Unione dei Frati Minori d’Europa. (LEGGI QUI LA SCHEDA DEL VESCOVO IANNUZZI)

Subito dopo il rito dell'ordinazione episcopale un applauso caloroso e un abbraccio lungo, bello, e significativo con l'arcivescovo di Benevento Felice Accrocca che ha celebrato la Santa Messa ed ha avuto parole di stima e apprezzamento per il Vescovo Iannuzzi: “Annuncio e testimonianza efficaci sostenuti da autentica comunione. Caro Sabino mi permetto di indicarti un percorso possibile per svolgere il tuo impegno pastorale: insegnare con la vita affinchè la tua esistenza sia monito autorevole. Cerca, poi, di guardare oltre. Al vescovo è infatti richiesto di vedere prima e più lontano degli altri la strada buona da percorrere. 
Non si tratta, tuttavia, di un compito agevole, perché l’esigenza, che ti troverai spesso ad affrontare, di cercare vie nuove, comporta anche la necessità di abbandonare vecchie sicurezze che tutti, ormai, riconoscono inadeguate, ma dalle quali pochi sono disposti a distaccarsi a causa delle incognite imposte dalle novità, per la fatica del cambiamento, per il timore di perdere privilegi acquisiti e per tanto altro ancora che nulla ha che fare con le logiche del Regno, ma che alla crescita del Regno arreca serio danno. Vedere lontano, più lontano degli altri, ti costringerà non poche volte, caro Sabino, a sperimentare quella solitudine che Dio chiede ai suoi amici.

Infine cerca di vincere tutto e tutti con l'amore, nell'educare a un Dio che è Amore. Chi teme - ha spiegato ancora il Pastore della Chiesa beneventana - non è perfetto nell'amore che invece scaccia le paure. Dio si fida di te e ricorda le sapide parole a te ben note che lascio a tutti quali bussola del cammino” il riferimento di monsignore Accrocca alla poesia Dov'è Amore di San Francesco: “Dov'è carità e sapienza ivi non è timore nè ignoranza. Dove è pazienza e umiltà, ivi non è ira né turbamento. Dove è povertà con letizia, ivi non è cupidigia né avarizia. Dove è quiete e meditazione, ivi non è affanno né dissipazione. Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa, ivi il nemico non può trovare via d’entrata. Dove è misericordia e discrezione, ivi non è superfluità né durezza amen”.

Cerimonia aperta dalle parole accorate e commosse del sindaco di Benevento che ha voluto salutare anche i primi cittadini di numerosi centri e tutte le istituzioni presenti. Il sindaco Mastella ha avuto parole di affetto e amicizia per il vescovo Iannuzzi:

“In questa giornata particolare incrociamo la gioia per un amico che diventa successore degli apostoli, e la conferma di un legame tra popolo e fede, tra chiesa locale e società post secolare.
Questa assemblea è la testimonianza e la conferma che il sacro non è facilmente emarginabile o addirittura sopprimibile, come molto positivismo aveva pensato. È sembrato, difatti, negli ultimi tempi, che molti avessero voltato le spalle alla religione tradizionale. Tuttavia, la ricerca di senso, la nostalgia del cielo, un rifugio in cui accamparsi, l’esigenza di protezione, di accettazione, non sono diminuite, anzi gli uomini sembrano naufraghi in cerca di terra.
Abbiamo pensato, nei giorni della pandemia, che Dio fosse morto e non si interessasse a noi. Sembrò che Dio fosse morto anche nei campi di sterminio, nelle guerre senza senso. Ma noi sappiamo che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge.
Queste considerazioni, caro Sabino, non sono una infrazione alla mia laicità istituzionale, ma il riconoscimento riguardo alla dimensione spirituale che i cattolici, e di questo dovrai essere garante nella tua attività pastorale, che i cattolici, investono nella loro vita morale, intellettuale, familiare, sociale.
In questo “tempo sospeso” che evoca immagini di una vita posta tra parentesi, in questa nuova drammatica normalità in cui siamo stati catapultati, la sapienza biblica della parola annunciata da voi Pastori è conforto alle nostre angosce e motivo di speranza. La chiesa, però, che noi laici auspichiamo di cui tu dovrai essere testimone, è una chiesa samaritana, in uscita, e che esce per fare chiesa nei luoghi della vita. Occorre che la chiesa rioccupi, lo dico da fedele laico, quell’area di confine tra l’essere nel mondo e l’essere del mondo, tornando a far ardere i cuori più che ad insegnare dottrina, modificando le forme dell’annuncio e della catechesi.
Alla chiesa che è in Castellaneta, qua rappresentata da tanti fedeli, io voglio dire soltanto, noi vi diamo in dono il nostro fratello Sabino, che sarà d’ora innanzi vostro fratello, una persona mite e generosa, intelligente e capace, che con i suoi carismi darà una efficace energia alla sua azione pastorale, facendo sintesi tra evangelizzazione e promozione umana. Attingerete di certo alla sua saggezza, capace di ricondurre le cose alla giusta direzione, capace di sorridere e di far sorridere, capace di assicurare e  riassicurare, capace di offrire orizzonti di speranza nella fermezza e nella gentilezza.
Sono certo, caro Sabino, che sarai all’altezza delle sfide che ti attendono, annunciando la parola non con una lingua morta, ma con la grammatica di Francesco di Assisi, per spingere la comunità a te affidata sempre più nei territori della fede.
Che Dio ti assista e la provvidenza ti sia daccanto. Buon tempo a venire a te”.