Giungono critiche e plausi per la Provincia di Benevento, al presidente Claudio Ricci, dal mondo venatorio sannita. Insieme ad un monito e un allarme: rafforzare i controlli per contrastare il bracconaggio. C’è addirittura chi ipotizza che gli incendi, molto probabilmente dolosi, che hanno colpito vaste aree del Sannio, siano stati appiccati per spostare la selvaggina in un’altra area, così da poter essere abbattuta da un’altra squadra. Ma sono solo ipotesi. Certo dal mondo venatorio si chiedono regole, regole e il rispetto delle regole. Il ‘caso caccia’ aiuta a ricordare. Chissà se nelle nuove liste delle squadre di cacciatori sia tutto in regola, e non ci siano delle sorprese. Intanto i primi di settembre si aprirà la nuova stagione venatoria e Arci Caccia provinciale, guidata da Luigi Luongo, chiede «Maggiori controlli all’apertura di stagione, fin dai primi giorni di settembre, per combattere il bracconaggio. La polizia provinciale o le guardie delle associazioni devono pattugliare le aree, durante la notte e la mattina presto».
Quali sono le zone più a rischio nel Sannio? «Da ciò che raccontano i cacciatori, le aree comprese nei comuni di Apice, Paduli, San Bartolomeo in Galdo, Morcone e Campolattaro, nelle prossimità della diga. Non è possibile, poi, come nel caso della caccia al cinghiale, che le squadre non dichiarino neanche un capo abbattuto e poi su Facebook si fanno le foto con gli animali uccisi. Anche perché quando si abbatte un cinghiale si porta un frammento dell’animale, compreso tra la trachea e i polmoni, presso l’Asl di Benevento. Dopo ventiquattro ore il medico comunica al cacciatore l’esito delle analisi. E’ pericoloso, poiché sono portatori di malattie come la trichinella, che in alcuni casi può essere mortale. Bisogna quindi obbligare le squadre al rispetto del regolamento e a censire i capi abbattuti».
Arci Caccia ‘ringrazia’ il presidente Ricci per il rispetto dei 45 giorni per l’apertura del calendario venatorio, come anche l’anticipazione delle attività di addestramento ed allenamento dei cani da ferma, da cerca e da seguita.
Finalmente fido "il cane" torna in campagna – riprende l’associazione - una gioia per i cacciatori sanniti poter far correre il proprio cane in campagna. Anche se va ricordato che non è stato fatto alcun ripopolamento dalla Provincia dopo il fallito bando dei fagiani riproduttori che coveranno chissà dove per l'annata venatoria 2015/2016. Un rammarico nel cuore di chi quest'arte la pratica con passione e amore da anni, una tristezza per il proprio ausiliare che correrà a vuoto e non potrà rendere le sue capacita a far emozionare il cacciatore che lo guida. L' Arci Caccia del Sannio chiede che si rafforzi almeno l'impegno sulla programmazione 2016/2017 e si avviano a tempo, da subito le procedure per la programmazione della prossima stagione venatoria, che si intreccino e si scambino le idee con l'Atc provinciale, e tutte le associazioni sul territorio affinché i cacciatori sanniti possono avere una giusta ed equilibrata gestione del territorio, ripopolando il territorio per il prossimo 2016. Garantendo le aree di addestramento Tabellate, e la gestione dell'Avcc, con regolamenti seri e rispettosi. Come anche rivedere il contenimento degli ungulati "specie cinghiale" che in alcune aree fanno danni enormi danni, avviare procedure che permettano il controllo immediato e il risarcimento delle culture danneggiate. Sbloccare e liquidare tutte le pratiche in giacenza della Provincia sui danni da fauna. I cacciatori sanniti pagano e vogliono i propri diritti, che da anni non si vedono rivendicare. Vogliono collaborare affinché ci siano serrati controlli sulla qualità della selvaggina e sui ripopolamenti e sulla gestione dei fondi da loro versati.
Michele Intorcia
