"In un attimo non c'ero più: ma mi hanno riportato alla vita"

La testimonianza di un cittadino sannita che ringrazia il 118

in un attimo non c ero piu ma mi hanno riportato alla vita
Benevento.  

Una testimonianza toccante che rende plasticamente l'importanza del lavoro del 118. E' quella che arriva da un cittadino di Cerreto Sannita che racconta la sua esperienza con il servizio di emergenza sanitaria. "Credevo di essermi addormentato. Invece, stavo morendo" esordisce spiegando di rendere "pubblica l'esperienza per ringraziare dal profondo del cuore gli operatori del 118 che mi hanno salvato la vita, sabato 24 gennaio scorso".
Di seguito la testimonianza.

"La buona sanità esiste, anche se troppo spesso resta lontana dai riflettori. La mia non vuole essere solo una storia di salvezza personale, ma una testimonianza di valore collettivo, per riconoscere, senza retorica e senza enfasi artificiale, il lavoro quotidiano degli operatori del 118. Professionisti con una responsabilità enorme sulle spalle che, nel silenzio operativo e senza clamori, agiscono con tempestività e competenza, affrontando situazioni in cui ogni secondo può fare la differenza tra la vita e la morte. 
Oggi, avverto il dovere civico di dire chiaramente che sintomi apparentemente banali, non vanno mai sottovalutati. Quando mi sono recato alla sede del 118 di Cerreto Sannita per un dolore al petto che inizialmente mi era sembrato lieve, sono stato immediatamente sottoposto a visita medica, elettrocardiogramma e prelievi ematici. Poco dopo è arrivata la temuta diagnosi d’infarto che mi ha raggelato. Nel giro di pochi minuti, però, mani esperte, gesti sicuri e terapie avviate senza esitazione mi hanno fatto sentire fisicamente meglio. A contenere l’inevitabile ansia non sono state solo le cure, ma soprattutto la calma degli operatori, il tono pacato e la sicurezza con cui ogni azione veniva compiuta. In quel momento ho capito come la competenza, quella vera, sappia anche rassicurare.
Quando è stato disposto l’immediato trasferimento all’ospedale di Benevento ho compreso (sulla mia pelle) quanto sia importante fruire di un servizio di emergenza tempestivo. A Cerreto Sannita l’ambulanza disponibile è demedicalizzata e, in quel momento, i medici che mi assistevano hanno ritenuto che non fosse sicuro trasferirmi con un mezzo senza il medico a bordo. È stato quindi necessario attendere l’arrivo dell’ambulanza medicalizzata da San Salvatore Telesino e, anche se l’attesa è stata breve, ho vissuto momenti di preoccupazione per l’inevitabile allungamento dei tempi. Una volta sistemato sull’ambulanza, sentivo il tono del mio battito cardiaco costantemente controllato dal monitor, la terapia scorreva dalla flebo, il medico mi rincuorava registrando condizioni stabili. Mi sentivo tranquillo e sicuro (si fa per dire).
Poi è accaduto qualcosa che, per me, non ha rumore né memoria. Credo di essermi appisolato, ma al risveglio ho subito compreso che qualcosa non stava andando per il giusto verso. Sul torace avevo cerotti collegati a un defibrillatore, dalla bocca mi viene tolta una cannula; il medico e l’infermiere erano praticamente addosso a controllare reazioni e parametri vitali. Per la verità, il medico “gridava” il mio nome e, conoscendomi sin da ragazzino, “sollecitava” un mio risveglio. A questo punto, “risvegliatomi” ho chiesto per quanto tempo abbia dormito: mi hanno spiegano, con calma e naturalezza, che quello che avevo percepito come un semplice sonno era in realtà il momento in cui stavo morendo. Il cuore aveva assunto il ritmo caotico di 400–500 battiti al minuto con immediata perdita di coscienza, pressione arteriosa crollata a zero, respirazione ferma. Il cuore era elettricamente attivo ma meccanicamente morto.
Nessun dolore, nessuna sensazione di morte: in un attimo non c’ero più. Io, però, non sentivo nulla: nessun dolore, nessuna paura. Solo il vuoto. E in quel vuoto però, qualcuno ha agito. Il medico ha riconosciuto immediatamente il dramma e senza esitazione ha defibrillato il mio cuore con un gesto secco, deciso, vitale che ha interrotto il caos e ha restituito ordine, battito, vita. In pochi secondi, sono tornato indietro da un punto in cui spesso non si torna. Non ho visto né sentito nulla.  Oggi so che in quel momento, il confine tra la vita e la morte era sottilissimo e che è stato superato nella direzione giusta grazie alla competenza, alla lucidità e al sangue freddo di chi mi era accanto. Io credevo di essermi addormentato. In realtà, qualcuno mi ha riportato alla vita".