Tra guerre, energia e infrastrutture: l’Italia difenda il suo piano industriale

Il monito di Flavian Basile, presidente Ance Benevento: servono strumenti adeguati per compensazione

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Benevento.  

"Le tensioni geopolitiche internazionali stanno entrando con forza nell’economia europea. Le nuove instabilità nell’area del Golfo e del Medio Oriente, unite ai conflitti già in corso negli ultimi anni, stanno producendo effetti concreti sui mercati energetici, sulle rotte commerciali e sulle catene globali di approvvigionamento". 

Questo l'allarme che arriva da Flavian Basile, presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili di Benevento che analizza gli effetti della nuova guerra scoppiata tra Usa e Isralele contro l'Iran. Un conclitto che ha fatto segnare sin dai primi momenti un'impennata dei prezzi per i carburanti e non solo. 

"Quando si parla di crisi internazionali si tende spesso a considerarle fenomeni lontani. In realtà le loro conseguenze arrivano molto rapidamente nell’economia reale. E uno dei settori che ne risente per primo è quello delle costruzioni.
Acciaio, bitume, cemento, componenti metallici, energia e trasporti - spiega Basile - sono tutti fattori direttamente influenzati dall’andamento dei mercati internazionali. Le tensioni geopolitiche stanno generando nuove oscillazioni nei prezzi delle materie prime e dell’energia, con effetti immediati sui costi dei cantieri.

Questo scenario si inserisce in un momento particolarmente delicato per l’Italia. Il Paese è infatti impegnato nella realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il più grande programma di investimenti pubblici degli ultimi decenni. Il PNRR mobilita oltre 194 miliardi di euro di risorse europee, una quota significativa delle quali è destinata proprio alla realizzazione di infrastrutture: ferrovie, strade, metropolitane, rigenerazione urbana, infrastrutture energetiche e logistiche.

Il PNRR non è soltanto un piano di spesa pubblica. È, a tutti gli effetti, un piano industriale per la modernizzazione del Paese.

Il settore delle costruzioni sta sostenendo uno sforzo straordinario per rendere possibile questa trasformazione. Migliaia di cantieri sono aperti in tutta Italia e centinaia di opere strategiche stanno entrando nella fase esecutiva.

Dietro questi cantieri c’è una filiera industriale enorme: imprese di costruzione, società di ingegneria, industrie dei materiali, trasporti, tecnologia e servizi. Una rete produttiva che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori e migliaia di imprese lungo tutta la catena del valore. Ma questo sforzo si sta realizzando in condizioni molto diverse rispetto a quelle esistenti al momento delle gare".

Ed è proprio questo che preoccupa non poco i costruttori e tutti gli addetti ai lavori come spiega il presidente di Ance Benevento: "Molti appalti pubblici sono stati infatti aggiudicati in una fase di mercato completamente diversa, con prezzi dell’energia e delle materie prime significativamente più bassi. Oggi le imprese si trovano a operare in un contesto di forte instabilità, con costi spesso cresciuti in modo rilevante a causa delle tensioni internazionali.

Se non si interviene con strumenti adeguati di compensazione, il rischio è che le imprese si trovino a sostenere da sole gli effetti economici di crisi geopolitiche globali. Non si tratta di una richiesta corporativa.

Si tratta di riconoscere che le infrastrutture sono un interesse strategico nazionale e che il settore delle costruzioni rappresenta una delle colonne portanti dell’economia italiana.

Per questo motivo è necessario rafforzare gli strumenti di tutela già previsti per il settore, intervenendo in modo più strutturale sul tema del caro materiali e garantendo meccanismi efficaci di riequilibrio economico dei contratti pubblici.

Accanto al tema dei costi esiste poi una seconda questione decisiva: le tempistiche del PNRR.

Le regole europee prevedono che gli interventi finanziati dal piano debbano essere completati entro il 2026. È una scadenza molto ambiziosa che ha avuto il merito di accelerare molti processi amministrativi. 
Tuttavia è evidente che un piano di investimenti di questa dimensione – che coinvolge migliaia di cantieri e centinaia di amministrazioni pubbliche – richiede condizioni operative stabili.

Secondo diverse analisi istituzionali, una quota significativa dei progetti finanziati dal PNRR rischia di non essere completata nei tempi previsti, soprattutto per la complessità delle procedure autorizzative e per le difficoltà legate ai costi dei materiali e dell’energia.

In questo contesto è necessario aprire, anche a livello europeo, una riflessione pragmatica sulla possibilità di una proroga tecnica dei termini del PNRR, che consenta di completare le opere senza comprimere la qualità progettuale e senza mettere sotto pressione l’equilibrio economico delle imprese.

Il punto non è rallentare il piano. Il punto è difendere un investimento strategico per il futuro dell’Italia. Le infrastrutture determinano la competitività economica di un Paese. Strade moderne, reti ferroviarie efficienti, sistemi logistici integrati e città capaci di rigenerarsi sono la base per attrarre investimenti e creare sviluppo.

In Europa la competizione industriale si gioca sempre di più sulla qualità delle infrastrutture e sulla capacità dei sistemi economici di realizzarle in tempi certi.

L’Italia ha oggi l’occasione storica di colmare ritardi infrastrutturali accumulati per decenni, soprattutto nel Mezzogiorno. Ma per farlo è necessario che imprese e istituzioni lavorino con lo stesso senso di responsabilità. 
Le imprese hanno dimostrato negli ultimi anni una straordinaria capacità di adattamento. Hanno investito in innovazione, sostenibilità e sicurezza, rafforzando la propria struttura industriale per affrontare cantieri sempre più complessi.

Ora serve lo stesso livello di responsabilità da parte delle istituzioni - conclude l'architetto Basile -. Perché il PNRR non è semplicemente un programma di spesa pubblica. È la più grande occasione di modernizzazione infrastrutturale che l’Italia abbia avuto negli ultimi trent’anni.

E un Paese che vuole crescere non può permettersi di perdere tempo quando si tratta di costruire il proprio futuro. Perché le infrastrutture non sono soltanto opere. Sono la struttura portante dell’economia di una nazione".