Aree interne sempre più in difficoltà a causa della carenza di medici di base. È questo uno dei temi emersi nel corso del convegno “ENPAM in evoluzione: strumenti previdenziali e benefici assistenziali per il medico di oggi”, ospitato presso l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Benevento. Un appuntamento dedicato al futuro previdenziale e assistenziale della categoria, ma che ha acceso i riflettori anche sulle criticità che interessano il sistema sanitario territoriale, soprattutto nel Sannio.
Ad aprire i lavori è stato il presidente della Fondazione ENPAM, Alberto Oliveti, nell’ambito di una giornata di confronto tra esperti, dirigenti della Fondazione e rappresentanti degli Ordini professionali di Campania e Molise. Al centro del dibattito, le prospettive della professione medica in una fase di profondi cambiamenti per il Servizio sanitario nazionale.
Tra gli interventi, quello del direttore generale della Fondazione ENPAM, Vittorio Pulci, che ha sottolineato la necessità di rafforzare il rapporto tra l’ente previdenziale e i professionisti sanitari.
“La Fondazione – ha spiegato – viene spesso percepita solo come un ente che tassa i propri iscritti, ma il nostro obiettivo è offrire servizi e sostegno durante tutta la vita professionale del medico, non soltanto nei momenti di difficoltà legati a malattia, invalidità o pensione. Vogliamo essere un punto di riferimento costante, anche nelle fasi iniziali dell’attività, ad esempio supportando l’apertura di uno studio o orientando i professionisti sulle coperture assicurative già garantite”.
Pulci ha inoltre evidenziato come quella medica resti una professione ad alta responsabilità, che necessita quindi di strumenti di tutela sempre più adeguati.
Ma il tema che ha maggiormente richiamato l’attenzione riguarda la carenza di medici di medicina generale nelle aree interne. Un problema che rischia di compromettere l’assistenza sanitaria di prossimità e il rapporto diretto tra medico e cittadino.
A lanciare l’allarme è stato il Presidente dell'ordine dei medici, Luca Milano “Siamo negli anni della cosiddetta gobba pensionistica, con un numero elevato di colleghi che raggiungono il limite di età. Questo sta creando difficoltà nel reclutamento, soprattutto nella medicina generale, dove non ci sono abbastanza giovani che scelgono il corso di formazione specifico”.
Secondo quanto emerso, molti giovani medici, una volta concluso il percorso formativo, preferiscono infatti intraprendere altre strade professionali, aggravando ulteriormente la carenza sul territorio.
Da qui il monito lanciato dall’Ordine: per difendere i due pilastri della medicina generale – il rapporto fiduciario tra medico e paziente e la presenza capillare degli studi sul territorio – servono investimenti concreti e una programmazione mirata.
“È necessario – è stato ribadito – un forte impegno finanziario da parte del Governo e delle Regioni per incentivare i giovani medici a scegliere la medicina generale e garantire così continuità assistenziale soprattutto nelle aree interne”.
Il convegno si è concluso con una tavola rotonda dedicata proprio alle prospettive future della categoria e alle possibili soluzioni per rendere più attrattiva la professione medica, in un contesto in cui il ricambio generazionale rappresenta ormai una delle principali sfide per il sistema sanitario italiano.
