Un esposto alla Procura della Repubblica per fare luce sulle molestie olfattive, sulla moria di pesci nel fiume Calore e sulle condizioni di gestione e stoccaggio delle biomasse. È quanto presentato mercoledì 9 settembre da Ambner De Iapinis, in qualità di presidente del movimento “Benevento Città Verde”.
L'iniziativa, spiegano dal movimento, punta ad accertare eventuali responsabilità e verificare la presenza di possibili profili di inquinamento ambientale e di potenziale disastro ambientale, alla luce anche delle criticità rilevate nel corso delle ispezioni dell'Arpac e riportate nella relativa relazione.
Nel documento depositato in Procura vengono richiamate diverse anomalie riscontrate durante i controlli. Tra queste, secondo quanto riportato nella relazione Arpac, la presenza di punti emissivi privi di cartellonistica identificativa e di due capannoni destinati allo stoccaggio del digestato solido, senza porte di chiusura. In uno dei capannoni sarebbe stato inoltre rinvenuto letame bovino per un quantitativo stimato in circa 450 metri cubi.
Particolare attenzione viene riservata anche alla gestione dei liquami zootecnici e delle altre biomasse pompabili, trasportati mediante autobotti e scaricabili direttamente nella pre-vasca chiusa. Al momento del controllo, riferisce il movimento citando la relazione Arpac, la pre-vasca sarebbe risultata completamente aperta.
Tra le ulteriori criticità segnalate figurano la presunta difformità del biofiltro a servizio del capannone destinato allo stoccaggio delle biomasse palabili e le condizioni delle vasche realizzate all'interno di fossati ricoperti con teli in HDPE, i cui margini sarebbero risultati privi di un sistema stabile di ancoraggio.
La relazione Arpac, sempre secondo quanto riportato nell'esposto, avrebbe inoltre evidenziato l'assenza di pavimentazione impermeabile al momento del controllo. Una condizione che, viene sottolineato, potrebbe favorire l'infiltrazione di acque piovane e il conseguente trasporto di eventuali idrocarburi, grassi e oli derivanti dalla movimentazione dei mezzi, oltre a possibili contaminazioni chimiche e microbiologiche legate alla gestione delle biomasse.
Criticità sarebbero state riscontrate anche nel piazzale e nella viabilità interna, anch'essi indicati come non impermeabilizzati. Sul piazzale sarebbero stati inoltre rinvenuti imbrattamenti costituiti da pezzi di letame. Le caditoie collocate davanti alle aree di stoccaggio delle biomasse, destinate alla raccolta dei colaticci, sarebbero risultate ostruite e prive di cordoli di contenimento.
Alla luce di quanto riportato nella relazione, “Benevento Città Verde” ha chiesto alla Procura di verificare l'eventuale sussistenza di diverse ipotesi di reato, tra cui l'inquinamento ambientale previsto dall'articolo 452-bis del codice penale e il disastro ambientale previsto dall'articolo 452-quater, con riferimento alla possibile alterazione dell'ecosistema fluviale del Calore.
Nell'esposto vengono inoltre richiamate le ipotesi previste dall'articolo 256 del decreto legislativo 152/2006, relative alla gestione e allo stoccaggio dei rifiuti, dall'articolo 137 dello stesso decreto in materia di scarichi, e dall'articolo 674 del codice penale, relativo al getto pericoloso di cose ed emissioni moleste.
“Non si può far finta che nulla sia successo, perché è troppo grave quello che è successo”, sostiene De Iapinis, che pone anche una domanda sulla capacità gestionale dell'azienda coinvolta: “Un'azienda trovata in condizioni che hanno dell'incredibile avrà la capacità imprenditoriale necessaria per fare il suo mestiere?”.
Il movimento sottolinea infine la particolare delicatezza delle attività interessate, che richiederebbero, a suo giudizio, elevati livelli di organizzazione e attenzione per la tutela dell'ambiente e della salute pubblica.
