Incendio Airola, l’allarme dei geologi: "Ora monitorare suoli, acque e falde"

Il dettagliato esame di Lorenzo Benedetto Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania

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Benevento.  

"Serve un monitoraggio dinamico per tutelare la catena alimentare e le risorse idriche da possibili contaminazioni. Il vasto incendio divampato lo scorso 31 agosto nell’area industriale di Airola rappresenta un evento ambientale la cui valutazione non può esaurirsi con lo spegnimento delle fiamme e il progressivo miglioramento della qualità dell’aria”.
Così Lorenzo Benedetto Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania sull'incendio del sito di rifiuti di Airola che, questa mattina, è tornato a preoccupare per i nuovi roghi causati, probabilmente, dal vento delle ultime ore.

“Superata la fase più acuta dell’emergenza, come Ordine dei Geologi della Campania - spiegano -abbiamo ritenuto doveroso richiamare l’attenzione alla verifica delle possibili conseguenze sulle diverse matrici ambientali".

E dunque un'attenta disamina: "Le dimensioni dell’incendio, la durata della combustione e la natura eterogenea dei materiali coinvolti rendono infatti necessario monitorare non soltanto l’aria, ma anche il suolo, le acque superficiali e quelle sotterranee.

I primi controlli dell’ARPAC hanno comprensibilmente riguardato la qualità dell’aria. Nel campionamento effettuato tra il 31 agosto e il 1° settembre nei pressi del sito, la concentrazione complessiva di diossine, furani e PCB diossina-simili aerodispersi è risultata pari a 0,28 pg/Nm³, superiore al valore di riferimento di 0,15 pg/Nm³ I-TEQ. I successivi monitoraggi hanno tuttavia evidenziato una progressiva diminuzione delle concentrazioni e un’evoluzione favorevole.

 

Si tratta di un dato positivo, che non esclude però la necessità di verificare il destino delle sostanze emesse durante l’incendio. Una parte degli inquinanti può infatti essersi depositata sulla vegetazione e sui terreni, rendendo opportuna un’adeguata caratterizzazione dei suoli, con particolare attenzione alle aree agricole e zootecniche e alle possibili ricadute sulle produzioni e sulla catena alimentare".

 

Poi Lorenzo Benedetto, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania invita a verificare che le acque utilizzate per lo spegnimento non abbiano prodotto effetti sui terreni.

"Un’altra matrice da sottoporre ad attento controllo è l’acqua. Le acque utilizzate per lo spegnimento, entrando in contatto con rifiuti, ceneri e residui della combustione, possono essersi caricate di sostanze contaminanti. Occorre pertanto verificare che non abbiano prodotto effetti sui terreni, sul reticolo idrografico e, attraverso l’infiltrazione nel sottosuolo, sulle acque sotterranee.

 

Anche le precipitazioni successive all’incendio, previste nei prossimi giorni, costituiscono un elemento di attenzione. La pioggia può mobilizzare gli inquinanti depositati al suolo e trasportarli, mediante il ruscellamento, verso fossi e corsi d’acqua oppure, attraverso l’infiltrazione, verso le falde.

 

Particolare attenzione deve essere riservata ai pozzi. Se non correttamente realizzati – ha continuato Benedetto - protetti o mantenuti, possono trasformarsi in vie preferenziali di trasferimento delle acque superficiali verso gli acquiferi, riducendo l’azione naturale di filtrazione esercitata dal terreno.

 

La complessità geologica e idrogeologica della Valle Caudina impone, quindi, di individuare i punti di campionamento sulla base di un modello concettuale che consideri le direzioni di deflusso, la vulnerabilità degli acquiferi, le connessioni tra i diversi sistemi idrici e la distribuzione delle opere di captazione. I controlli dovrebbero inoltre essere programmati anche in relazione agli eventi meteorici più significativi.

 

Non basta, infatti, ricercare gli inquinanti: occorre comprendere dove possano essersi depositati, attraverso quali percorsi possano muoversi e quali corpi idrici possano raggiungere. Il monitoraggio deve quindi essere integrato e dinamico, mettendo in relazione i dati sulla qualità dell’aria con quelli meteorologici, geologici, idrogeologici, ambientali e relativi alle produzioni agricole.

Monitorare non significa presumere l’esistenza di una contaminazione diffusa né alimentare allarmismi. Significa acquisire dati scientifici per accertare eventuali effetti sull’ambiente, valutarne l’entità e l’evoluzione e individuare, ove necessario, misure mirate di prevenzione, contenimento, messa in sicurezza o risanamento”.

E infine conclude “Lo spegnimento delle fiamme conclude la fase più visibile dell’emergenza. Ora occorre completare il quadro conoscitivo e seguirne l’evoluzione nel tempo, rendendo disponibili con trasparenza gli esiti dei controlli".