Alimenti “surgelati e non freschi”; pasti “preparati in largo anticipo”; “carenza di pulizia”, “mancato utilizzo dell'abbattitore delle temperature”. E ancora: “cibo avanzato nelle scuole sistematicamente riciclato, anche se addentato e non consumato del tutto, e destinato alla preparazione della cena per gli ospiti delle strutture sanitarie; uso dei grassi di scarto e di vari rimasugli per la confezione di pasti liquidi per chi si alimentava con il sondino”.
Se il quadro, a dir poco impietoso, è quello fotografato dagli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza e dal sostituto procuratore Miriam Lapalorcia, c'è da restare basiti. Ancor di più al pensiero di coloro che avrebbero fatto le spese dei comportamenti censurati: bambini, pazienti psichiatrici e anziani. “Vittime vulnerabili”: le ha definite così, richiamando un concetto europeo che pian piano si sta facendo largo anche nel nostro Paese, il procuratore reggente Giovanni Conzo. Persone in condizioni di debolezza, le destinatarie del servizio mensa nelle scuole primarie di Benevento e in alcuni centri dell'Asl gestito fino al 2015 dalla Ristorò.
Lo ha fatto nel corso dell'incontro con gli organi di informazione convocato per illustrare il sequestro dei beni scattato questa mattina, del quale abbiamo già dato notizia in anticipo. Provvedimento preventivo per un valore complessivo di 1 milione di euro: la somma ritenuta provento di reato. Frode nelle pubbliche forniture e truffa, queste le ipotesi contestate a Maria Rosaria Favino e Rossana Porcelli, indicate come amministratrici di di diritto e di fatto dell'azienda, difese dall'avvocato Marcelllo D'Auria. Che assiste anche gli altri due soci, per i quali il gip Flavio Cusani non ha ritenuto sussistenti gli indizi necessari all'adozione della misura cautelare reale.
Il sequestro, in particolare, ha interessato auto, quote societarie nel Sannio e in Irpinia, conti correnti ed anche un fondo pensione. E' la nuova tappa di un'inchiesta ormai prossima alla conclusione – nello scorso aprile era stata chiesta una proroga -, avviata alla fine di marzo 2015. Nel mirino erano finiti, sull'onda della denuncia di una sindacalista e di una campagna dell'associazione Altrabenevento, la qualità e la quantità dei cibi serviti ed il rispetto del capitolato d’appalto tra Comune di Benevento e Ristorò. Oltre alle problematiche che avevano determinato lo stop del servizio di fornitura deciso dall'Asl per i centri e le residenze di Morcone, Puglianello, Bucciano, San Barolomeo in Galdo e Molinara.
Lungo il lavoro delle fiamme gialle, costellato dall'escussione, come persone informate sui fatti, di lavoratori (o ex dipendenti) della Ristorò, degenti, impiegati comunali (tra loro Gabriele Corona di Altrabenevento), dirigenti scolastici, dirigenti medici e tecnici di due settori dell'Asl: prevenzione collettiva e veterinaria di igiene degli alimenti di origine animale. Tutti addetti al controllo, appunto, degli alimenti. Un versante, quest'ultimo, ancora al centro di un'attività investigativa di cui è stata chiesta la prosecuzione.
Come più volte sottolineato, l'inchiesta è stata scandita anche da alcuni sequestri. Uno era stato eseguito il 10 aprile 2015 nell’area del vecchio stabilimento della Ristorò, dove l'Arpac e i carabinieri del Nas avevano portato via da due vasche alcuni contenitori ed altro materiale - tra cui pasta -, per sottoporli ad accertamenti che avevano escluso la presenza di vermi e parassiti. A dicembre, poi, i finanzieri avevano sequestrato a Palazzo Mosti gli atti relativi all'affidamento provvisorio, dopo un ricorso al Tar, del servizio alla società Quadrelle 2001.
Sin dal momento in cui il caso era scoppiato, l'azienda aveva sempre rivendicato la bontà e la tracciabilità degli alimenti serviti ai piccoli, e la completa aderenza a ciò che nel capitolato è previsto. Confortata anche dalle valutazioni espresse da un nutrizionista incaricato da Palazzo Mosti. Argomenti che il 27 maggio dello scorso anno avevano riempito le dichiarazioni spontanee al Pm di Maria Rosaria Favino, che aveva fornito, anche attraverso la produzione di documenti, una serie di chiarimenti sulla vicenda.
Ora il sequestro dei beni, per “stigmatizzare il comportamento della società e restituire allo Stato i soldi”, ha aggiunto Conzo. Al suo fianco il colonnello Luigi Migliozzi, comandante provinciale della Finanza, ed il tenente colonnello Gennaro Pino, al vertice del Nucleo di polizia tributaria. “La tutela della spesa pubblica è, dopo quella delle entrate, il nostro secondo obiettivo strategico”.
Enzo Spiezia
