Ci sono alcuni passaggi dell'ordinanza con la quale il gip Flavio Cusani ha disposto il sequestro dei beni per le due amministratici della Ristorò, nell'inchiesta sul servizio mensa per le scuole ed alcune strutture dell'Asl, che meritano un ulteriore approfondimento. Riguardano il tema dei controlli. I riferimenti del giudice compaiono nella parte in cui motiva il sì, anche se per solo due persone, alla richiesta avanzata dalla Procura nell'indagine condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria.
Nel definire la posizione di Mariarosaria Favino, il dottore Cusani spiega, sulla base di alcune testimonianze, che “gli addetti ai controlli dell'Asl la menzionano come colei che, unitamente alla Porcelli, acccoglieva gli ispettori in azienda quando essi – invero raramente – procedevano ad ispezioni sui luoghi e verifiche sugli alimenti con metodi che definire 'all'acqua di rosa' risulta già un complimento, anche in consideraziione del fatto che la Ristorò era stata registrata presso l'Asl con una categoria di rischio molto alto”.
Nell'illustrare, poi, le condotte contestate a Rossana Porcelli, il gip sottolinea che i destinatari del servizio “erano scolari in tenera età, anziani e malati psichiatrici di ogni tipo, vale a dire persone deboli e con scarsa capacità di far valere le proprie ragioni”. Rimarcando che, “invero, a questo avrebbero dovuto provvedere i dirigenti scolastici e i responsabili delle strutture sanitarie, i quali erano bene a conoscenza, “per sperimentazione diretta o per continue segnalazioni, dell'immangiabilità di alcune pietanze... Completamente assenti i controlli da parte dei dirigenti comunali, segnatamente sul rispetto delle regole del capitolato d'appalto”.
Esp
