Sparandeo, per fortuna che all'epoca esistevano i giornali...

Sei testimoni dell'accusa ascoltati nel processo nato da un'indagine antiestorsione della Dda

Benevento.  

Fortuna che all'epoca dei fatti (e non solo allora) esistevano i giornali. Altrimenti nessuno avrebbe avuto contezza del peso avuto storicamente dagli Sparandeo, così come hanno accertato indagini e sentenze, nelle vicende criminose che negli anni hanno costellato la vita di Benevento. Davvero complicato (ma non impossibile) pensare che sia andata così, ma è quanto hanno affermato anche oggi – e altrettanto era capitato nella precedente udienza – i sei testimoni dell'accusa nel processo a carico di Arturo Sparandeo, 63 anni, del figlio Luigi, 27 anni, e di Raffaele Mirra, 37 anni, di Benevento, che nel novembre 2015 erano rimasti coinvolti in un'inchiesta dei carabinieri e della Dda su una serie di estorsioni, anche tentate, aggravate dal metodo camorristico, compiute in città nel 2012 ai danni di alcuni commercianti. Titolari di rivendite di tabacchi – edicole, punti vendita di elettrodomestici, tipografie, meccanici, un imprenditore. Sono comparsi dinanzi al Tribunale, chiamati a confermare le dichiarazioni rese durante l'attività investigativa.

Lo hanno fatto, seppure tra accenni di reticenza subito spazzati via dalle contestazioni del procuratore reggente Giovanni Conzo, in alcuni casi dei difensori (gli avvocati Gerardo Giorgione, Vincenzo Sguera, Raffaele Tibaldi e Viviana Olivieri), e dagli interventi, a dir poco perentori, del presidente del collegio Sergio Pezza (a latere i giudici Anita Polito e Andrea Loffredo) che non hanno risparmiato, in alcuni momenti di forte contrapposizione, le stesse parti. Ecco allora spuntare, attraverso le domande, le richieste per la sponsorizzazione di un torneo di calcetto sull'ormai famoso campo di contrada Capodimonte, la riparazione, mai pagata, di un'auto, l'esposizione di striscioni delle ditte in cambio della fornitura di volantini, locandine ed altro. Ma anche di un televisore.

Tutti hanno ribadito di non aver subito minacce e di non essere stati costretti ad accettare le proposte, pur nella consapevolezza, espressa, di averle ricevute da Arturo Sparandeo. E' su di lui che l'esito del dibattimento, fino a questo momento, sembra aver scaricato le maggiori attenzioni, ritagliando invece per il figlio Luigi, che in alcune occasioni lo aveva accompagnato, un ruolo più marginale. Ancor di più per Mirra. Si tornerà in aula il 9 dicembre.

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