Vabbè, si dirà, capita sempre così in determinate occasioni. Quando un pizzico di inevitabile retorica condisce i discorsi. Vero. Ma nel caso del giudice Rosario Baglioni, che dopo vent'anni lascia Benevento per assumere, da mercoledì, la presidenza della Sezione penale del Tribunale di Potenza, le espressioni risuonate nell'aula di Corte di assise (“competenza, equilibrio, una enorme capacità di lavoro e l'amore per ciò che fa”) sono state completamente aderenti al suo operato.
Un nuovo incarico, una nuova tappa “di un percorso naturale che spero preveda, in futuro, un ritorno, se non in città, nelle zone vicine”, ha spiegato l'interessato con comprensibile emozione, dopo aver incassato i complimenti che gli sono piovuti addosso. Li hanno vergati il presidente della Sezione penale Marilisa Rinaldi, il giudice Sergio Pezza, che ha dedicato “all'amico, prima che collega”, uno scritto scherzoso in rima; il procuratore reggente Giovanni Conzo, il presidente di Sezione civile Ennio Ricci, i vertici dell'Ordine degli avvocati e della Camera penale, Alberto Mazzeo e Monica Del Grosso, il dirigente amministrativo Antonio Ninfadoro.
Parole di stima per una persona “umile e seria, attenta alla tutela delle ragioni di tutte le parti, un punto di riferimento della magistratura beneventana”. Il dottore Baglioni ha ringraziato tutti, ha ricordato gli avvocati Alberto Simeone, Checco Castracane e Roberto Di Santo. Ha confessato il magone che si portava dentro al pensiero di questo momento: quello dei saluti. “Mi auguro sia soltanto un arrivederci...”.
Esp
