Dovrebbe essere consegnata entro Natale. Terminata l'ulteriore proroga, dovrebbe essere questo il periodo nel quale il sostituto procuratore Miriam Lapalorcia avrà sulla sua scrivania la consulenza firmata dai due professionisti ai quali, un anno fa, ha affidato il compito di ricostruire il quadro nel quale è maturato il disastro. Il nubifragio che tra il 15 ed il 19 ottobre 2015 ha devastato Benevento e parte del Sannio. Un lavoro non semplice per l'ingegnere Paolo Grazioso ed il geologo Sergio Nardò, le cui conclusioni supporteranno le indagini condotte dalla forestale.
Ingentissimi i danni per attività industriali e commerciali, viabilità e abitazioni private. Stravolta la vita di tantissime persone, un bilancio pesantissimo, reso ancora più drammatico da due morti. Un territorio messo in ginocchio dalla furia dell'acqua e dall'incuria dell'uomo. Carenza o assenza della cura del territorio, dei fiumi, della manutenzione degli argini e delle strade, i fenomeni di abusivismo edilizio. Problematiche che si sono stratificate nel tempo, rimandando a scelte gestionali ed amministrative che, inevitabilmente, non possono essere ascritte solo a quanti le hanno adottate nel recente passato. Perchè affondano le loro radici anche in quello più lontano. Un quadro complesso ed ingarbugliato, rispetto al quale resterà da capire fino a che punto siano giunti i due specialisti incaricati dalla Procura in un'inchiesta che procede con la supervisione del Procuratore reggente Giovanni Conzo, e che inizialmente aveva acceso i riflettori sulla diga di Campolattaro.
Come più volte ricordato, all'epoca l'attenzione era stata puntata sui dati relativi alle quantità di acqua entrata ed uscita, forniti, oltre che in quella cartacea, anche nella forma elettronica inviata all'ufficio centrale dighe, e sulle immagini del sistema di videosorveglianza installato alcuni mesi prima, contro il fenomeno dell'abbandono dei rifiuti e dei furti nella zona, su iniziativa del presidente dell'Asea, Alfredo Cataudo. Capitoli della relazione tecnica spedita a Napoli, a fine ottobre, dall'ingegnere Giovanni Sportelli, responsabile dell'impianto, che aveva sottolineato come la diga avesse svolto al meglio la sua funzione, evitando guai peggiori. “L'invaso di Campolattaro sul Tammaro ha permesso di limitare sensibilmente i pur ingenti danni che si sono avuti a valle della diga”, aveva scritto Sportelli in un documento che aveva esaminato “i fenomeni di precipitazioni particolarmente intensi nei giorni compresi tra il 14 e il 19 ottobre 2015 sotto l'aspetto idrologico-idraulico”, basandosi sulle misure di livello acquisite in manuale, normalmente ogni otto ore, con frequenza tripla rispetto all'obbligo di misura giornaliera”.
Esp
