Prima l'ascolto in aula della registrazione di alcune conversazioni ambientali, per consentire l'integrazione della loro trascrizione, su richiesta dell'avvocato Roberto Prozzo, con alcune frasi risultate incomprensibili al perito incaricato dal Tribunale; poi l'esame, che proseguirà il 22 dicembre, dell'imprenditore che con la sua denuncia aveva innescato l'indagine. Umberto Conti (parte civile con l'avvocato Antonio Di Santo) è rimasto per circa quattro ore dinanzi al collegio giudicante (presidente Fallarino, a latere Rotili e il giudice onorario Cubelli) nel processo a carico del sindaco di San Lorenzo Maggiore, Emmanuele De Libero, e di Pellegrino Colangelo, capo dell'ufficio tecnico comunale, che lo scorso 9 febbraio erano finiti agli arresti domiciliari - è la misura alla quale si trovano ancora attualmente, e che potranno temporaneamente lasciare domenica pomeriggio per il voto referendario - in un'inchiesta del sostituto procuratore Donatella Palumbo e dei carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Cerreto Sannita. Concussione in concorso, questa l'accusa contestata in relazione ad una tangente che sarebbe stata pretesa da Conti, titolare di fatto di una ditta intestata alla moglie, per un intervento di infrastrutturazione, in subappalto, nell'area Pip di San Lorenzo Maggiore.
Rispondendo alle domande della dottoressa Palumbo, Conti ha ricordato alcuni incontri avuti, a partire dall'ottobre 2014, con De Libero. Il primo in un bar nei pressi del Comune. “Ero da poco rientrato da Milano, dove avevamo eseguito dei lavori sulla tangenziale ovest per conto della Car segnaletica, le condizioni economiche non erano tante buone. De Libero mi disse che c'era del lavoro per me, in cambio del quale, perchè a San Lorenzo funzionava così, avrei dovuto versare il 10% su un importo complessivo di 700mila euro: la metà all'assegnazione della gara, il resto dopo. Precisò che quei soldi non erano per lui ma per amici di Napoli, da dove doveva arrivare il finanziamento...”.
L'imprenditore ha spiegato che sia allora, sia negli altri incontri (in un capannone in campagna, uno nell'ufficio di Colangelo), il sindaco “gli aveva chiesto di lasciare altrove il cellulare” e lo aveva costantemente rassicurato, anche rispetto al ricorso al Tar di un'impresa esclusa, “invitandolo a preparare la somma”. E ancora: “Ad aprile 2015 gli ho dato 10mila euro che avevo messo insieme grazie alla riscossione dei crediti vantati nei confronti di alcuni privati per i quali avevo operato in precedenza, altri 1000 a luglio. In quella occasione lui mi disse 'che ci devo fare con questi?', recupera gli altri”. Nel frattempo, Conti si era però munito di un microregistratore con il quale fissava il contenuto dei colloqui. “A fine giugno 2015 furono avviati i lavori, a settembre ho ottenuto il contratto di subappalto per un intervento che ho terminato, ma per il quale fino a questo momento non sono stato pagato...”. E quando la rappresentante della pubblica accusa gli ha domandato se De Libero gli avesse prestato dei soldi, Conti ha risposto che “quello non paga il caffè a nessuno...”. L'avvocato Di Santo, da parte sua, dopo aver depositato alcuni documenti relativi alla situazione finanziaria di Conti, lo ha invitato a ripetere, definendole ulteriormente, le iniziali parole di De Libero. “Mi disse che se volevo lavorare, dovevo tirar fuori il 10%, come gli altri...”.
Spazio alla difesa, all'avvocato Roberto Prozzo, che ha fatto notare che la ditta di Conti non avrebbe potuto partecipare alla gara perchè la sua attestazione Soa era scaduta nel maggio 2014 (sarebbe stata rinnovata nel giugno 2015) e per problemi di contributi non versati. Nel mirino del legale, con l'evidente obiettivo di minarne, mettendola in discussione, l'attendibilità di Conti, alcune circostanze emerse dalle registrazioni, di cui ha chiesto il significato all'imprenditore. Il 22 dicembre toccherà all'avvocato Claudio Sgambato, che svolgerà il suo controesame, mentre l'11 gennaio a deporre saranno alcuni investigatori.
Come è noto, l'inchiesta è stata supportata anche dalle riprese video che avevano fissato il pagamento, secondo gli inquirenti, della seconda tranche di una 'mazzetta' da 70mila euro: la prima di 10mila euro nel maggio 2015, l'altra di 1000 a luglio.Una ricostruzione dei fatti che all'epoca i due indagati avevano contestato quando si erano trovati di fronte, per l'interrogatorio di garanzia, il gip Gelsomina Palmieri, che con una ordinanza, poi impugnata dalla difesa, senza gli effetti sperati, dinanzi al Riesame e alla Cassazione, ne aveva disposto l'arresto. In particolare, l'architetto Colangelo, indicato come colui “che sapeva e con il quale bisognava parlare”, aveva precisato di aver avuto rapporti solo ed esclusivamente per questioni di ordine tecnico, riferite al suo incarico. Mentre De Libero, che si era avvalso della facoltà di non rispondere, aveva affidato le sue ragioni ad una memoria nella quale aveva negato di aver chiesto ed incassato soldi, e di aver operato pressioni. E, rispetto al passaggio di denaro immortalato dalle telecamere, aveva sottolineato che il titolare della ditta era in una situazione di difficoltà finanziaria, aveva debiti contribuitivi e fiscali che gli impedivano di ottenere il rinnovo dell'attestazione Soa. E per questo, dopo una chiacchierata telefonica del 25 maggio, aveva ottenuto da lui un prestito di 5mila euro. Poi gli aveva chiesto di incontrarlo per restituirgli la somma, versando l'8 luglio solo 1000 euro e promettendo che gli avrebbe dato la differenza successivamente.
Esp
