Fisiologia processuale, certo. Di solito coinvolge Tribunale e difensori, molto raramente i giudici ed il Pm. E non con i toni registrati questa mattina nell'aula di Corte di assise, teatro di uno scontro dialettico particolarmente animato, e a più riprese, tra il presidente del collegio Sergio Pezza (a latere i colleghi Anita Polito ed Andrea Loffredo) ed il procuratore reggente Giovanni Conzo, chiamato a sostenere l'accusa di estorsione (anche tentata), aggravata dal metodo camorristico, a carico di Arturo Sparandeo, 63 anni, del figlio Luigi, 27 anni, e di Raffaele Mirra, 37 anni, di Benevento, che nel novembre 2015 erano rimasti invischiati in un'inchiesta dei carabinieri e della Dda.
Motivo del contendere, le modalità di svolgimento del dibattimento, di cui Pezza ha rivendicato, in punta di diritto, la conduzione. Invitando Conzo, tra ripetute e reciproche interruzioni che hanno sorpreso non poco i presenti, ad “essere meno aggressivo ed incalzante” nei confronti dei testimoni, “dando loro il tempo di rispondere”, ed evidenziando la possibilità che il Codice offre alle parti di “impugnare legittimamente” ogni sua decisione. Nel mirino della contrapposizione, inoltre, l'ammissibilità e la formulazione di determinate domande.
Clima a tratti teso, dunque, in un'udienza scandita dalla mancata deposizione in videoconferenza di tre collaboratori di giustizia (due per problemi tecnici, mentre un terzo ha scelto di restarsene in silenzio, annunciando che lo romperà se ad assisterlo ci sarà il suo legale di fiducia) e da quelle dei titolari di due attività, citati, al pari di altri commercianti, come parti offese in un'indagine che ha acceso i 'riflettori' sulle richieste di cui sarebbero rimasti vittime, su alcune vicende: prima fra tutte quella della gestione del campetto nel quartiere Capodimonte.
Entrambi i testi – di altri otto sono state invece acquisite le dichiarazioni rese ai carabinieri – hanno escluso di essere stati minacciati. Uno di loro, che ha confermato parzialmente quanto affermato inizialmente – Conzo ha proposto la trasmissione degli atti per valutare un'ipotesi di calunnia ai danni dei carabinieri-, ha spiegato di aver ricevuto da Arturo Sparandeo la richiesta di una sponsorizzazione per un torneo di calcetto e di aver accettato lo scambio tra l'esposizione di alcuni striscioni pubblicitari dell'azienda e la fornitura di gelati, tavolini e sedie; l'altro ha ricordato di aver venduto del caffè a Luigi Sparandeo, che gestiva un bar. “Mi ha pagato fin quando ha potuto, poi il locale è fallito. Una situazione purtroppo capitata anche ad altri clienti, in tutti i casi abbiamo evitato, per recuperare i soldi, azioni giudiziarie che sarebbero costate tempo e soldi....”.
Spazio, infine, a due investigatori dell'Arma, che hanno ripercorso le fasi del lavoro investigativo, partito nell'agosto 2012 in seguito ad una denuncia. I due sottufficiali hanno risposto al Pm, che terminerà il loro esame il 20 gennaio. Poi toccherà agli avvocati Gerardo Giorgione, Vincenzo Sguera, Raffaele Tibaldi e Viviana Olivieri porre le loro domande. Già fissate anche le altre date: 17 marzo e 7 aprile, quando, se il calendario sarà rispettato, è in programma la discussione.
Esp
