Esther, Maria e Domenico. Per chi gli voleva bene, non è, e non può esserlo, un Natale come gli altri. Troppo recente e forte il dolore per immaginare che possano già averlo metabolizzato. Il pensiero di ciò che è successo è un chiodo fisso, come non capirli. Un martellamento continuo, solo il tempo potrà alleviare il tormento e diluire la sofferenza dei familiari delle vittime delle tre storie che hanno profondamente segnato l'anno che si avvia a conclusione.
Esther, 36 anni, di nazionalità nigeriana, tirava avanti facendo la vita. L'avevano rinvenuta crivellata di colpi, il 14 giugno, in un terreno a poca distanza dal Parco archeologico di Cellarulo. Madre di un figlio, ogni giorno raggiungeva Benevento, quasi sempre in treno, da Castelvolturno, dove abitava. Sei i bossoli repertati, oltre ad un proiettile inesploso, tutti calibro 9x21. Sei i colpi che avevano centrato Esther, prevalentemente al lato sinistro e posteriormente, probabilmente abbandonata nel punto in cui era stata ritrovata. Un macchinista delle Ferrovie aveva fatto scattare l'allarme. Chi ha sparato, e perchè? Qualcuno con cui aveva stretto, magari, un rapporto che andava al di là delle frequentazioni legate al mestiere? O qualcuno a cui dava fastidio la presenza della donna in quella zona alle porte della città? Tante le iniziative di solidarietà organizzate per evitare che sul caso calasse il buio. Quello, purtroppo, avvolge ancora il tragico destino toccato ad Esther. Perchè l'attività investigativa non ha fin qui restituito risultati. Solo domande ed interrogativi che si trascinano senza risposte.
Come per Maria, 9 anni, la bimba rumena di San Salvatore Telesino. Era il 19 giugno: il suo corpo senza vita, e con segni di abusi, era stato scoperto nella piscina di un casale. Morta annegata, dirà l'autopsia. Non sapeva nuotare. E' stata spinta in acqua, come ipotizza l'inchiesta aperta anche per violenza sessuale, o ci è finita accidentalmente, come sostiene la difesa del giovane rumeno e della sorella sui quali è puntata la lente degli inquirenti? E se davvero è stata il 'bersaglio' di squallide e laide voglie, chi ha violato la sua innocenza? Maria era un bimba che aveva diritto a cullare i suoi sogni. I genitori chiedono giustizia, attendono che sia fatta chiarezza su una vicenda terribile che pesa, eccome, non solo sulla comunità del centro sannita. Macigno ingombrante sulla coscienza collettiva, la conseguenza di una disattenzione nel cogliere anche il minimo segnale di disagio dei più piccoli, non soltanto di coloro che abbiamo messo al mondo.
Domenico, infine. Aveva 38 anni ed era disabile dalla nascita. La mattina del 10 settembre, a Montesarchio, il papà, che aveva destinato la sua esistenza ad accudirlo, lo aveva ucciso con una coltellata. Aveva paura di ciò che sarebbe capitato al figlio una volta rimasto solo. Era terrorizzato dall'idea che, senza di lui, potesse diventare preda di mani sbagliate e non amorevoli. Per questo si era convinto che quella tragica scelta, che avrebbe dovuto contemplare anche la sua morte, sarebbe stata la soluzione. “Così tutti sarebbero stati più tranquilli...”. Un dramma familiare.
Esther, Maria e Domenico. Per non dimenticarli.
Esp
