Forse le ha giocato un brutto scherzo la comprensibile tensione per un processo che le deve sembrare infinito. Forse. Di certo c'è che all'improvviso ha cominciato a stare male, a respirare con difficoltà. Alcune colleghe l'hanno accompagnata subito all'esterno dell'aula. L'hanno fatta sedere, l'hanno incoraggiata, sperando che le passasse. Inevitabili la paura e la preoccupazione per le sue condizioni fino all'arrivo di un'ambulanza del 118 che l'ha trasportata in ospedale. Niente di grave, per fortuna, e dopo qualche ora il ritorno a casa. E’ l’epilogo dell’episodo accaduto ieri pomeriggio al Palazzo di giustizia, durante l'udienza, ovviamente sospesa, del processo, in corso dinanzi al giudice Rosario Baglioni, nato da un’inchiesta condotta dai carabinieri in materia di assenteismo all'Agenzia del Territorio di Benevento. Un appuntamento riservato alle arringhe degli ultimi due difensori: gli avvocati Vincenzo Sguera e Andrea De Longis junior, che la concluderà il prossimo 5 febbraio, quando è prevista la sentenza. La vittima del malore è una 57enne di Ceppaloni che compare nell'elenco dei trentuno imputati, per i quali il pm Giovanni Tartaglia Polcini, nello scorso settembre, ha proposto, in base al numero degli episodi contestati, la condanna a pene che vanno da 1 anno e 6 mesi, a 2 anni e 1 mese, 2 anni e 6 mesi, 2 anni e 8 mesi e, in un caso, 3 anni. Nel mirino degli inquirenti fatti che si sarebbero verificati tra giugno ed agosto del 2009. Quando, attraverso la marcatura del badge elettronico, sarebbe stata attestata - falsamente, secondo gli inquirenti - la presenza in ufficio in orario lavorativo. Truffa ai danni dello Stato e falso ideologico (non più quella di interruzione di pubblico servizio, caduta nell'udienza preliminare): queste le accuse prospettate a vario titolo in un'indagine che era rimbalzata all'onore delle cronache nel novembre del 2010, quando per ventotto dipendenti, che dinanzi al Gip avevano respinto ogni contestazione, era scattata la misura, poi revocata, dell'obbligo di presentazione al Comando provinciale dell'Arma entro mezz'ora dalla fine del lavoro.
di Enzo Spiezia
