L'avvio del processo è in programma il prossimo 21 settembre. Lo ha disposto il gup Gelsomina Palmieri, incrociando la richiesta della Procura, per le quattro persone coinvolte in un'indagine dei carabinieri su un immobile acquistato all'asta: l'ex caseificio Vassallo. Tentata estorsione, minaccia, furto, danneggiamento e calunnia: queste le accuse contestate, a vario titolo,a Francesco D'Onofrio, 67 anni, di Paolisi, Francesco Rosario D'Onofrio, 31 anni, di Sant'Agata dei Goti, Antonio D'Onofrio, 36 anni, di Paolisi, e Alfonso Perrotta, 47 anni, di Nocera Inferiore, amministratore di diritto dell'ex caseificio.
Si tratta di una vicenda finita all'attenzione dell'opinione pubblica nel 2014, quando erano state adottate alcune misure -divieto di dimora e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria-, poi revocate, a carico degli allora indagati. Epilogo di un'inchiesta centrata su una storia di cui sarebbero rimasti vittime, da maggio 2013, un imprenditore e la moglie, parti civili con l'avvocato Goffredo Grasso.
Secondo la ricostruzione che ne hanno fatto gli inquirenti, tutto ruota attorno all'opificio dell'ex Casearia Vassallo, che ha sede lungo la statale Appia, nelle adiacenze dell'hotel ristorante Samnium, di cui è proprietario Francesco D'Onofrio. I problemi sarebbero iniziati quando l'imprenditore aveva comprato all'asta, nel novembre 2012, l'immobile della società in liquidazione.
L'attività investigativa avrebbe fatto emergere una serie di condotte che sarebbero state finalizzate, sostiene la Procura, a raggiungere due obiettivi: impedire ai proprietari il godimento del bene e successivamente, anche attraverso minacce, indurli a vendere, a condizioni vantaggiose, lo stabilimento. Questa mattina l'udienza preliminare e il rinvio a giudizio degli imputati, difesi dagli avvocati Vittorio Fucci, Sergio Rando, Marcello D'Auria, Giuseppe Saccone, Ferdinando Letizia e Raffaele Zequila.
