Estorsione, condannato Arturo Sparandeo. Assolto il figlio

12 anni al 64enne, esclusa aggravante camorristica. Assolto anche Mirra.

Benevento.  

Il procuratore aggiunto Giovanni Conzo, che in aula ha rappresentato l'accusa, aveva chiesto tre condanne, il Tribunale ne ha deciso solo una, assolvendo gli altri due imputati. E' la sentenza pronunciata oggi pomeriggio dal collegio presieduto dal giudice Sergio Pezza (a latere i colleghi Anita Polito ed Andrea Loffredo) al termine del processo a carico delle persone di Benevento coinvolte in un'indagine della Dda e dei carabinieri. Per tutte, anche se con posizioni diverse, l'accusa di estorsione (anche tentata), aggravata dal metodo camorristico.

Esclusa l'aggravante della partecipazione ad un clan camorristico, e ritenuta la continuazione, il Tribunale ha inflitto 12 anni ad Arturo Sparandeo (avvocato Gerardo Giorgione), 64 anni, di Benevento, considerato responsabile di una parte degli episodi finiti nel mirino. Assolti, invece, perchè il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto, Luigi Sparandeo (avvocati Raffaele Tibaldi e Vincenzo Sguera), 28 anni, e Raffaele Mirra (avvocati Vincenzo Sguera e Viviana Olivieri), 38 anni. Il dottore Conzo aveva proposto 20 anni per Arturo Sparandeo, 12 per il figlio Luigi e 9 per Mirra, di cui i rispettivi difensori avevano chiesto l'assoluzione.

A carico di Arturo Sparandeo il tentativo di costringere un gommista a desistere dalle azioni legali nei confronti di un costruttore e a consegnare una somma di denaro, giocate al lotto e ricariche telefoniche gratuite, il mancato pagamento della riparazione di un'auto. Derubricata invece in quella di violenza privata l'accusa di estorsione contestata rispetto alla gestione del campetto di contrada Capodimonte, di cui erano assegnatari i responsabili di un'associazione sportiva, e agli importi sborsati da alcuni commercianti per la sponsorizzazione di un torneo di calcetto. Lunga la lista degli operatori indicati nello stesso capitolo come parti offese, ma nella maggior parte dei casi Arturo Sparandeo è stato assolto dalle condotte che gli erano state addebitate perchè il fatto non sussiste. Ed altrettanto è accaduto anche per altre vicende, come quella dell'assunzione di una donna alle dipendenze di un'impresa di pulizie.

Prima dell'inizio della discussione, Arturo Sparandeo aveva rilasciato spontanee dichiarazioni, escludendo qualsiasi responsabilità del figlio. “Non avrei mai potuto metterlo in mezzo ai guai”. Nella sua requisitoria Conzo, citando alcune pronunce della Cassazione, aveva centrato l'attenzione sul “metodo mafioso silente, quello accennato, sussurrato, non detto”. Aggiungendo che, al di là delle violenze e della minacce, “la forza intimidatrice può essere desunta dalla percezione che la collettività ha di un gruppo criminale”. Di qui “l'assoggettamento omertoso al clan Sparandeo, che ha potuto prosperare per la furbizia dei suoi capi e perchè ha sempre evitato gesti eclatanti”.

Esp