Intercettazioni: dovere di pubblicazione e dovere di servitù

Da giorni e giorni non si parla d'altro

Benevento.  

Difficile dire quanto interessi l'opinione pubblica, per la stragrande maggioranza costretta a fare i conti con i problemi di ogni giorno (lavoro, sanità, scuola) il confronto scatenato dalla trascrizione in un libro dell'intercettazione segreta (nulla importa se rilevante o meno penalmente) di una telefonata tra Matteo Renzi e il padre Tiziano, indagato nell'inchiesta Consip.

Il tema sta da giorni e giorni affascinando gli addetti ai lavori, rimbalzando dai menabò dei giornali, che vi stanno dedicando paginate e commenti, ai palinsesti delle televisioni. Interviste a gogò e ospitate dei soliti noti, tutti detentori di una 'verità' che spacciano in base ad interessi editoriali che si agitano in un mondo economico-finanziario che sta cercando di capire se valga la pena scommettere su forme di avventurismo che appaiono all'orizzonte.

Insomma, sul terreno dell'informazione si gioca una partita delicata che potrebbe accompagnare la definizione di nuovi scenari. Sarà così? Basterà attendere per capire quale peso avrà avuto lo scontro in corso – se l'avrà avuto – , e quelli che inevitabilmente lo seguiranno, sui cittadini.

Sullo sfondo, però, c'è una questione, che riguarda solo chi per mestiere racconta quanto accade, che ipocritamente non viene affrontata quando si invoca il dovere di pubblicazione. Ogni giornalista è chiamato a rispettarlo, facendosi ispirare da un'unica considerazione: si tratta o no di una notizia? Se sì, va scritta dopo averne verificato la fondatezza, senza preoccuparsi delle conseguenze che la diffusione inevitabilmente comporterà. Bene.

Ma la pubblicazione di una intercettazione che 'una manina interessata' ha tirato fuori e passato ai più fidati e servizievoli, con l'evidente obiettivo di colpire il bersaglio di turno – ce ne sono tanti, e di ogni colore - rimanda anche ad un altro dovere: quello della servitù. C'è chi lo pratica da sempre e chi no. Perchè, per fortuna, oltre alla libertà di pubblicazione, per i giornalisti esiste anche, e soprattutto, la libertà di non dover rispondere al dovere della servitù.

Esp