Era attesa la decisione, è invece arrivata una ordinanza. L'ha adottata la Cassazione sul ricorso straordinario per errore di fatto presentato dall'avvocato Dario Vannetiello per Arpino Piscopo, di Benevento, condannato in via definitiva, nell'ottobre 2013, a 21 anni. Si tratta di una delle ventitre persone coinvolte nell'operazione antidroga, denominata 'Beccaccia', diretta dalla Dda e condotta nel marzo 2007 dalla Squadra mobile. Sedici le condanne (sette le assoluzioni) decise dal Tribunale nel luglio 2009: 23 anni la pena stabilita per Piscopo, ritenuto tra il 2003 ed il 2004 il promotore di un'associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti. La condanna, ridotta di due anni in secondo grado, era stata ribadita dalla Suprema Corte. Che ora ha chiesto di acquisire la sentenza in originale (una copia è già agli atti) del Tribunale sannita con il visto di conformità. Una decisione che la difesa ritiene “un punto a favore”. Perchè – spiega -, “sotto il profilo logico, se la Corte ha deciso di acquisire l’originale della sentenza, tanto porta a ritenere che la Cassazione ha ritenuto meritevole di accoglimento le particolari questioni giuridiche indicate nel ricorso». Appena il Tribunale di Benevento trasmetterà la sentenza richiesta dalla Corte, il presidente della terza sezione penale fisserà la prossima data dell’udienza che deciderà sul destino del Piscopo, attualmente detenuto a Lecce . L'obiettivo del ricorso, come è noto, è dimostrare che nella motivazione di conferma della condanna sono presenti errori o sviste; e che, dunque, è necessario un nuovo processo d'appello. Al quale Piscopo, se il ricorso fosse accolto, potrebbe presentarsi in stato di libertà, per scadenza dei termini di custodia cautelare.
di Enzo Spiezia
