Nessun conflitto a fuoco. Nessun furto sventato. Solo la speranza – almeno per uno di loro - di guadagnare sul campo una promozione. Sarebbe questa la molla che avrebbe spinto i due vigilantes ad organizzare una finta aggressione nel cantiere aperto a Morcone per la realizzazione di una cabina di raccolta e trasformazione dell'energia prodotta da un vicino parco eolico. Ne è convinta la Procura, che ha indagato le due guardie giurate per le ipotesi di simulazione di reato, esplosione di spari in luogo pubblico, procurato allarme e violazione della legge sulle armi.
E' la conclusione alla quale sono giunti il sostituto procuratore Assunta Tillo ed i carabinieri, secondo i quali l'episodio, che aveva inevitabilmente creato preoccupazione, altro non sarebbe che una messinscena. I due vigilantes avrebbero esploso numerosi colpi in aria con le pistole in dotazione, sequestrate ad entrambi, poi uno di loro avrebbe fatto fuoco contro il proprio giubbino antiproiettile. Centrato tre volte, e dunque, non dai malviventi mentre si davano alla fuga. E' l'epilogo di un'attività investigativa che da subito si era nutrita dei dubbi relativi alla ricostruzione dei fatti offerta dalle guardie giurate.
Nel corso di un sopralluogo erano state rinvenute le ogive dei proiettili da loro sparati, nessuna traccia, invece, dei colpi che avevano bersagliato il giubbino di uno di loro, esplosi – era stato affermato – da una pistola a tamburo. Un quadro definito anche dalle ammissioni che sarebbero state fatte dai due indagati nel corso degli interrogatori alla presenza dei rispettivi difensori: gli avvocati Severino Coluccio e Antonietta Fortunato.
Esp
