Racket delle viti, gli indagati stavolta restano in silenzio

Interrogatorio di garanzia per quattro delle cinque persone di cui è stato ordinato l'arresto

Cerreto Sannita.  

Cinque mesi fa era andata diversamente. Allora, quando erano state arrestate per la prima volta – l'ordinanza era poi stata annullata dal Riesame -, avevano tutte risposto. Stavolta, invece, hanno deciso di avvalersi della facoltà di restarsene in silenzio. E' la scelta adottata da quattro delle cinque persone finite in carcere nell'indagine del pm Patrizia Filomena Rosa e dei carabinieri del Nucleo operativo di Cerreto Sannita sul racket delle viti.

Dinanzi al gip Maria Ilaria Romano, che ha firmato il nuovo provvedimento cautelare alla luce di ulteriori elementi che sarebbero emersi dalle intercettazioni - sulla loro utilizzabilità la difesa annuncia battaglia - dei colloqui degli indagati con i loro familiari, durante la detenzione nello scorso marzo, sono rimasti in silenzio Annibale Zotti, 66 anni, il figlio Antonio, 40 anni ( sono assistiti dall'avvocato Antonio Barbieri, sostituito dal collega Ettore Marcarelli); Guglielmo Labagnara (avvocato Antonio Di Santo), 69 anni, di Guardia Sanframondi, e Giovanni Coletta (avvocato Gabriele Nuzzi), 57 anni, di Castelvenere. La parola passa adesso al Riesame, al quale i difensori, che hanno chiesto al giudice l'attenuazione della misura, faranno ricorso.

Come più volte ricordato, all'appello manca Raffaele Cavaiuolo (avvocato Ettore Marcarelli), 57 anni, di Solopaca, che starebbe rientrando dall'estero, dove si trovava, per lavoro, al momento dell'esecuzione dell'ordinanza.

Esp