Da un lato i “fatti, tutti provati dalle indagini, dai dati restituiti dall'autopsia e dal dibattimento”; dall'altro “una storia fantasiosa, perchè priva di riscontri, raccontata da un uomo che cerca di farla franca a tutti i costi, e che, per fortuna, non ha mai parlato di legittima difesa”. Ecco perchè Paolo Messina, 35 anni, di Benevento, imprenditore termoidraulico, va condannato a 30 anni (21 per il delitto, gli altri per la ricettazione ed il porto di un'arma con matricola abrasa) per l'omicidio, peraltro confessato, di Antonello Rosiello, 41 anni, anch'egli della città, imprenditore nel settore della pasta, ammazzato a colpi di pistola in via Pisacane, al rione Libertà, nelle prime ore del 25 novembre 2013.
A tirare le conclusioni è stato il pm Miriam Lapalorcia, che nella sua requisitoria andata avanti per un'ora e mezza non ha lasciato spazio al benchè minimo dubbio: “Il movente è il denaro, un debito di 42mila euro che Rosiello non aveva onorato, e che ha pagato con la vita. L'imputato è andato a prenderlo a casa, armato, con la sua Mercedes non perchè lo aiutasse, come detto, a sventare un attentato, ma perchè rivoleva i soldi. Probabile che abbiano litigato durante il tragitto verso Benevento, dove Messina l'ha portato per ucciderlo”.
Lo ha fatto – ha aggiunto la rappresentante della pubblica accusa - “esplodendo contro la vittima, che gli dava le spalle, due- tre, forse quattro colpi di pistola. Poi, dopo aver afferrato anche la valigetta che Rosiello si era portato dietro, si è rimesso in macchina ed è fuggito, travolgendo il cadavere durante l'inversione di marcia. Una volta nella sua abitazione, si è spogliato, ha bruciato gli abiti e ha cercato di nascondere un borsello nel quale aveva custodito la calibro 38 utilizzata, pulita al pari della calibro 9 rinvenuta nella Mercedes, dove l'aveva dimenticata. Anche quella pistola era di Messina, non di Rosiello, che non l'ha mai impugnata”. Una ricostruzione che il Pm ha definito granitica alla luce dell'attività investigativa della Squadra mobile e delle risultanze dell'esame autoptico curato dalla dottoressa Monica Fonzo. “Rosiello è stato centrato da due colpi di pistola sparati da una distanza di 8-10 metri: il primo alla zona dorsale sinistra, l'altro alla testa, alla regione parietale dello stesso lato”.
La dottoressa Lapalorcia ha bollato come “suggestiva, perfino sorprendente, illogica, assurda ed inverosimile” la versione offerta da Messina al gip e poi in aula, e non ha lesinato critiche, mosse con una buona dose di causticità, alle tesi della difesa e del suo consulente, il professore Fernando Panarese, al quale ha però riconosciuto “la difficoltà di una valutazione basata solo sul materiale fotografico”. Nessuna credibilità, dunque, per le parole dell'imputato, per il suo sforzo di accreditarsi come bersaglio di “un presunto tentativo di estorsione che non aveva né denunciato, né riferito ad alcuno, se non a Rosiello, dal quale aveva ottenuto la disponibilità ad intervenire”. Nessuna credibilità neanche per quel “suo riferimento ad una richiesta di 1800- 2000 euro, per il battesimo della figlia, fatta a Rosiello durante il viaggio verso la città, al “nervosismo che la vittima, che pure era stata invitata ripetutamente a rimborsare le somme avute in prestito, aveva mostrato in quella occasione; alla sua reazione: “Paolo, domani portami 1000 euro per il favore che ti sto facendo”.
Poi l'arrivo a Benevento ed il drammatico epilogo. Tutto in pochi minuti: dalle “2.20, quando le telecamere del piazzale Santa Colomba immortalano il passaggio della Mercedes in direzione di via Cavour, alle 2.47, quando fissano il transito della vettura in senso contrario”: Cosa è successo in quel breve lasso di tempo? “Sono scesi dalla macchina, ma la dinamica illustrata dall'imputato ( “Eravamo uno di fronte all'altro, Antonello mi ha puntato una pistola in mezzo agli occhi... Sono andato nel panico, lui mi ha colpito con un manrovescio alla tempia sinistra. Mi sono chinato, accovacciato, girandogli intorno. Ho tirato fuori la pistola che avevo nel marsupio a tracolla ed ho sparato... Ero di lato a lui, all'altezza del fianco sinistro...") non regge ed è smentita dalla traiettoria dei colpi. Messina ha sparato da dietro. L'aveva portato lì per ucciderlo”.
A seguire l'intervento dell'avvocato Massimiliano Cornacchione – uno dei legali di parte civile- ,che ha evidenziato come l'imputato, in stato di libertà e seduto al suo fianco, “abbia tentato di delineare Rosiello come una figura ai limiti della legalità, ma anche come suo migliore amico, al punto di aver deciso di sceglierlo come padrino al battesimo della figlia”. Il 31 ottobre spazio alla discussione degli avvocati Vincenzo Sguera e Vincenzo Regardi, per le parti civili, e all'arringa dell'avvocato Angelo Leone; infine, la sentenza della Corte di Assise.
Esp
