Il 'mostro' ha otto milioni di cause pendenti, più o meno equamente distribuite tra civile e penale. Arranca con una andatura elefantiaca, le sue tabelle di marcia prevedono “mediamente tra i 6 e gli 8 anni”. Si scrive giustizia, si legge impossibilità, o quasi, di assicurarla a chi la chiede. Vittime troppo spesso dimenticate sull'altare di uno scontro che si consuma tra il presunto reo e lo Stato. Con processi che diventano una pena infinita per chi è innocente – ogni anno in Italia vengono assolte in via definitiva 90mila persone -, certo non per chi sa di aver combinato qualcosa. E per questo accetta di infilarsi in un labirinto che quasi sempre sfocia nella prescrizione.
Storie di ogni giorno che impattano sulla vita di un'opinione pubblica inevitabilmente confusa. Che vorrebbe capire ma è impossibilitata a farlo da un diaframma che Francesco Caringella, presidente di sezione del Consiglio di Stato, ha provato ad abbattere con "10 lezioni sulla Giustizia per cittadini curiosi e perplessi", la sua ultima fatica letteraria.
Poco più di cento pagine nelle quali è racchiuso lo sforzo di illustrare i meccanismi della giustizia ai non addetti ai lavori, alla gente comune. Argomenti di fortissima attualità, sui quali l'autore si è confrontato questo pomeriggio, nel corso di un convegno moderato da Marco De Marco ed organizzato all'auditorium San Vittorino dall'avvocato Giovanna Cecere, con il sindaco di Benevento ed ex Guardasigilli del governo Prodi, Clemente Mastella, ed Alberto Mazzeo, riconfermato presidente dell'Ordine forense, che, al pari di Palazzo Mosti, ha patrocinato l'appuntamento.
Mazzeo ha sottolineato l'importanza della consapevolezza del ruolo che magistrati ed avvocati devono avere rispetto alle risposte che il cittadino “aspetta ed il sistema, troppo farraginoso, non riesce a dare”. Mentre Mastella, anche in relazione alla sua vicenda, se l'è presa con il “protagonismo” dei Pm, “con il loro modo di condurre le indagini”, anche se ha riconosciuto l'impegno che alcuni settori della magistratura stanno spendendo per invertire l'attuale tendenza, che fa sì che “il giudice non sia la bocca delle legge ma la legge”.
Servirebbe, manco a dirlo, una riforma, ma “la politica non sceglie perchè è in soggezione ed ha timore delle conseguenze”. Una riforma che “non può essere fatta a costo zero”, ha precisato Mazzeo; che “necessita di una stabilità politica e di una visione d'insieme perchè deve puntare a fare in modo che siano sincronizzati i tempi della giustizia e quelli dell'uomo”, ha spiegato Caringella, che ha poi introdotto nella discussione una valutazione di natura culturale ed antropologica. “Siamo un popolo causidico che vuole risolvere tutto per via giudiziaria, ma non è possibile. L'obbligatorietà dell'azione penale è un lusso che non ci possiamo permettere, così come i tre gradi di giudizio per tutto”.
Un'analisi impietosa sul rito accusatorio (“Non si sposa con milioni di processi”), sulla lentezza degli stessi processi che offre una chiave di lettura al mancato ricorso ai riti alternativi, che invece vanno fatti funzionare. Al bando ogni forma di interventismo e giustizialismo perchè “il giudice deve trovare la verità che risulta dal processo; in caso contrario, è un giustiziere, un angelo vendicatore”.
Esp
